mercoledì 13 luglio 2011
TAVOLO "EDILIZIA" della Compagnia delle Opere
La globale e contingente crisi economica, affiancata dalle bolle speculative, ha pesantemente colpito l’edilizia. Un mercato quello dell’edilizia che ha visto prevalere un modello legato ad una forte speculazione. Un modello imprenditoriale vetusto. Un modello che necessita di innovazione, non esclusivamente tecnologica. Innovazione culturale e nella gestione stessa del business, ove la vendita del mattone verrà sostituita con la gestione di un complesso sito, in cui il “mattone” sarà uno degli elementi affiancato da tecnologie energetiche, tecnologie per il controllo, tecnologie per i servizi, tecnologie per il sociale e per le diverse inabilità, un “Organismo Edilizio” (concetto trattato nel mio libro “Energie Rinnovabili e Domotica). Tutte queste tecnologie e modelli imprenditoriali necessitano di un forte impegno e la creazione di sinergie trasversali tra tutti gli attori: industrie, imprese edili, ESCO (Energy Service Company) ed anche gli utenti, che potrebbe auto costruire le proprie unità abitative. Inoltre, la sostenibilità ambientale, necessaria per assicurare un pianeta vivibile alle prossime generazioni, è fortemente sostenuta dalla Unione Europea, anche con importanti finanziamenti pubblici, che, nella direttiva 31/2010, riporta l’impegno, per le amministrazioni pubbliche al 2018 e per i privati al 2020, la realizzazione di edifici ad “ENERGIA QUASI ZERO”.
Importanti risorse finanziarie, di cui elenco, a titolo esemplificativo e non esaustivo, sono a supporto di iniziative per l’efficientamento:
- Per l’Italia, il conto energia sul fotovoltaico, i certificati verdi per l’eolico, la tariffa omnicomprensiva per le biomasse e biocarburanti, la defiscalizzazione per gli interventi ambientali, gli incentivi sul contenimento energetico, i finanziamenti sulle attività di ricerca;
- Per la Svizzera, attraverso i finanziamenti del Minergie, permette di realizzare un concreto contenimento dei consumi energetici, coniugando gli interventi energetici con un miglioramento della qualità della vita al suo interno;
- Per la Romania, gli importanti contributi erogati attraverso i certificati verdi (fino a 660 euro per Megawattora prodotto) e le opere infrastrutturali finanziate dalla UE fino all’80%;
- Per la Turchia, la tariffa omnicomprensiva di 13$ per megawattora;
- E d altro.
Per questi obiettivi, nel pieno spirito di fare rete della Compagnia delle Opere, il giorno 4 luglio 2011, il presidente, Bernard Sholz, con il direttore generale, Enrico Biscaglia, ed il diretto Matching, Antonello Giannangeli, è nato il tavolo dell’Edilizia Nazionale, integrando le esperienze ed i partecipanti a tavoli già avviati ed al Laboratorio della Sostenibilità. Alla riunione hanno partecipato l’arch. Spada, per il Laboratorio della Sostenibilità, il tavolo Energia e Ambiente, coordinato da me e dal Laboratorio della Sostenibilità, ed i tavoli dell’edilizia avviati dalle sedi CDO di: Milano, Varese, Alto Milanese, VCO (Lago Maggiore), Cesena, Bologna, Pesaro, Marche Sud, Perugia, Grandi Imprese.
Il tema ha generato un forte entusiasmo creando i presupposti per una fattiva collaborazione tra le diverse competenze ed attori; progettisti, produttori di tecnologie, immobiliaristi, installatori. La finalità delle attività sarà quella di creare le corrette sinergie che possano assistere le imprese immobiliari in questa fase di trasformazione, ai progettisti, rendere più efficiente le loro progettualità, agli installatori di disporre di partner industriali in grado di sviluppare soluzioni e non semplici prodotti, alle industri di raccogliere i necessari feedback per procedere alla continua innovazione.
Un tavolo che, attraverso l’aggregazione dei tavoli intervenuti, coinvolge alcune centinaia di operatori, con l’obiettivo di coinvolgere, in questo processo di sviluppo, le migliaia di imprese edili della CDO.
Un momento in cui la SOSTENIBILITA’ può divenire un’opportunità per l’impresa edile e per tutti gli operatori della filiera dell’edilizia.
martedì 10 maggio 2011
COMPRENDERE IL NUOVO RUOLO STRATEGICO DEL MANAGER

Ringrazio il Dott. Angelo Iaselli per il gradito contributo

Stiamo attraversando anni di grandi cambiamenti e di grandi difficoltà.
Quanto sono efficaci gli attuali modelli di business per il rilancio della competitività?
Quanto sono pronti i manager delle nostre aziende a interpretare questa nuova fase di grande evoluzione? Cosa ci aspetta nei prossimi anni?
Esiste una corretta consapevolezza in merito alle proprie capacità rispetto a quanto è richiesto oggi dalle aziende? A quali capacità manageriali siano diventate oggi più cruciali?
I manager di oggi hanno più difficoltà, rispetto al passato, a rappresentare una leadership autorevole e assertiva, di indurre energia, di saper tracciare nuove rotte consapevoli dei cambiamenti di scenario. Nel corso degli anni, infatti, prevalentemente sono stati impegnati nel migliorare l’efficacia delle proprie performance, in linea con quanto richiesto loro, piuttosto che curare l’adeguatezza al ruolo, l’efficacia dei comportamenti manageriali. In sintesi, è ancora lontana una corretta percezione rispetto a cosa si chieda oggi a un manager; sembra cioè prevalere ancora il concetto che esperienze/conoscenze tecniche siano sufficienti per poter affrontare gli aspetti collegati alla gestione delle risorse umane; mentre sembra meno presente la consapevolezza che la dimensione globale del contesto di riferimento azzera le differenze tra grandi, medie e piccole imprese e rende cruciale la capacità di gestire la complessità.
E’ perciò indubbio che nei prossimi anni i ruoli manageriali saranno chiamati a qualificare ulteriormente la loro capacità di guida, di indurre energia, di progettare il futuro delle nostre organizzazioni, anche rimettendo in discussione modelli e comportamenti esistenti.
Leadership e adattabilità/flessibilità, insieme con la capacità di qualificare i propri comportamenti relazionali, in particolare l’empatia e la capacità di gestione del lavoro di gruppo saranno gli aspetti più cruciali trasversalmente a tutte le funzioni; diventerà sempre più cruciale la capacità di essere guida per gli altri, di indurre motivazioni, di proporre comportamenti nuovi e sfidanti, creando valore attraverso il contributo di colleghi e collaboratori. Insomma, cambia il contesto, e dunque devono cambiare le capacità manageriali,
i manager dovranno sempre più essere capaci di elaborare le linee strategiche ricevute in comportamenti per sé e per i propri collaboratori, costruendo scenari futuri possibili, adattabili, flessibili assumendosi fino in fondo la responsabilità del proprio ruolo strategico, di cogliere i segnali di cambiamento, immaginando soluzioni oppure comportamenti innovativi ma utili al raggiungimento degli obiettivi assegnati. Ma dovranno esprimere al meglio anche le capacità riconducibili ai processi di motivazione, di influenzamento e sviluppo dei propri collaboratori. In particolare, la capacità di leadership intesa come capacità di saper esprimere autorevolezza e positività nei diversi contesti relazionali, di stimolare e accogliere in modo costruttivo soluzioni innovative per collaboratori e colleghi. E ancora, si dovrà migliorare la negoziazione, intesa come capacità di operare per il raggiungimento di un accordo percepito soddisfacente da ambo le parti, la capacità di gestione dei conflitti, intesa come equilibrio e stabilità nelle situazioni di tensione, che consente di affrontare i problemi senza timori e, soprattutto, senza rinunciare a rappresentare le proprie argomentazioni.
In aggiunta a queste capacità, si dovranno migliorare e sviluppare anche caratteristiche riconducibili agli elementi costitutivi dell’intelligenza emotiva, ovvero empatia, maturità emozionale, cordialità ed esteriorizzazione che misurano l’efficacia relazionale per dirigenti, quadri e responsabili di funzione. Questo aiuterà i manager nella gestione di processi organizzativi e funzionali al raggiungimento degli obiettivi assegnati.
Da non trascurare infine, la capacità di risolvere i problemi, intesa come capacità di scomporre le situazioni nei suoi elementi fondamentali e fissarne le priorità; la capacità di prendere decisioni, quale abilità nel definire una o più alternative decisionali, valutando possibili conseguenze; le capacità di programmazione e di organizzazione, cioè la capacità di stabilire piani d’azione e fasi d’intervento definendo obiettivi e risorse; la capacità di gestione del lavoro di gruppo, intesi come capacità di animazione del confronto tra colleghi e/o collaboratori volto al raggiungimento di obiettivi aziendali.
Dott. Angelo Iaselli: Esperto di marketing territoriale internazionale. Fondatore e presidente di una Società Fiduciaria attiva nell’amministrazione statica di patrimoni, azioni e quote di società e nei servizi avanzati alle imprese per la internazionalizzazione. Partner di un Network internazionale presente nei Paesi più interessanti per il business. Referente per l’Italia di GGBa (Ente governativo per la promozione economica dei Cantoni Ginevra, Berna, Friburgo, Vaud, Neuchatel e Vallese) e rappresentante per l’Italia di “ISPAT - Invest Support and Promotion Agency of Turkey” (Agenzia governativa turca per la Promozione Economica all’estero)
giovedì 14 aprile 2011
TECHNOLOGIES and PROJECTS FROM SUSTAINABILITY'S SWISS-LABORATORY


It born in Canton Ticino (Switzerland), by San Marino's BPE with the valuable support of the CDO Switzerland, the laboratory for the development of energy projects, technologies and BACS. The laboratory involve professionalism related to the research university, with twenty years experience in the development of technologies, photovoltaic and wind projects, mechanics, electronics, architecture, chemistry, economics, finance, sustainability, social and bioethics. Skills, of some of their, which have enabled the development of entire regions, such as the project Manfredonia former Eni-Chem '80s, or of other, already engaged in the development of large wind farm to support the development.
Among the first objectives is the development of energy projects Romanians, with the municipal administrations, and Turks, the technologies included in the draft APEA (industrial areas ecologically equipped) and the needs that derive from the table on sustainable work of Italian CDO.
The laboratory will develop its projects and its activities in cooperation and with the support of partners already active in the APEA projects and industries, CDO (www.cdo.it) and ANIPLA (www.anipla.it), who have declared their interest. In fact, the laboratory aims to develop the difficult task of technology integration and avoid overlap with the activities of R & D already conducted by the partners through a direct application to concrete projects. An application that will take place through technology integration or selection of appropriate technologies produced by the individual partners, integrated in the sustainable innovation projects.
Design work of the wind farms in Romania will produce, for the laboratory, resources to support the continued search for partners and at the base of the industry initiatives that will be located in Romania, Turkey and Italy.
Sinergies to produce energy, but also to generate opportunities and development. Synergies open to operators in the production of energy from renewable sources and industries engaged in the production of modern technologies for buildings, to be integrated into project management.
sabato 2 aprile 2011
ENVIRONMENT or SPECULATIVE: WHAT THE REAL DANGER TO HUMANS
Piano prof. Michele – Donnici prof. Rocco
A careful, not superficial, analysis of some disasters should let us wonder about it:
- 1960. Earthquake in Chile, with a magnitude of 9.5. It hit a sparsely populated area. About 3000 dead and over 2 million displaced; a poor area, where the rural and improvised constructions could not ensure security to face natural disasters of this magnitude.

- 2010. Earthquake of magnitude 7 and Tsunami in Haiti. More than 222 000 people died. Again, the weakness of building structures and the lack of technology required to alert the population are the causes of this massacre.

- 2002. San Giuliano, Campobasso (I), a shock of magnitude 5.9 causes 30 deaths, 27 of them were children. The collapse of a school, built in 2001, is the cause of the massacre of those innocent children.
- 2009. L'Aquila is struck by an earthquake of magnitude 5.9.Dead are 308, historical buildings collapsed, but also facilities recently built or renovated. The social costs, also from an economic point of view, are enormous, but they create benefits for someone.

It would seem the report of an ongoing war between man and the forces of nature. Stating this would be a serious error of superficiality.
The current war is not between man and nature, but between man and the lack of social solidarity between man and his selfish individualism, between man and the insane desire for speculation among man and ... ....

In Japan, an earthquake of magnitude 8.9, which moved the Earth's axis with 10 cm, has generated limited damage (at the time of writing the article the analysis of damage and the count of victims is still in progress) in relation to a destructive force 30,000 times higher than the earthquake occurred in L’Aquila.
Buildings realized with appropriate technology and quality, in full compliance with rules designed for the safety of people (human beings and not just customers), speculation is not placed on the first priority, allowed to face the forces of nature.
Unfortunately, the defence against a tsunami, more than technologies already present in Japan, requires an often unavailable resource: time. The detection and alarm systems installed in the area have proved their efficiency by reducing the inevitable damages on the coasts close to the epicenter hit by the wave after a few minutes.
A population density as high as the Japanese one does not allow the selection of building areas which can take into account the Tsunami event, whose damage could be contained by a careful identification of building sites. Consider that if the tsunami can be considered an exceptional event, floods or rains cannot. Indeed we have in many cases helpless witnessed tragedies generated by predictable and recurring events, such as, in fact, flooding of a streams and landslides; in those cases the tragedy was evidently caused by the wild edification in critical areas and not by a natural event.
Returning to the actuality of the disaster that struck Japan, the attention given to the creation of buildings able to consider, in their importance, human life and personal safety, helped to limit the damage. Instead, the Tsunami, whose disastrous effects could have been limited by a more careful urban planning and building stroke over the environment with all its tremendous strength; this must be added to the still unforgivable damage generated by energy policies, which again, consider the economic dimension but only marginally human security and, I would say, completely disregard those of future generations.

At the basis of all these aspects there is speculation, as absolute priority. Speculation is the real enemy of humanity. Speculation as the deadly disease of the investment. In this sense, geopolitical crises, hunger, wars, environmental disasters are only the effect of speculative activity that, sometimes, not even hesitate to predict and damage them.
Man is able to deal with nature, through technologies availability, social sustainability and respect for human beings, regardless of ethnicity, gender and religion, if and only if speculative individualistic selfishness is limited. A sustainable world in which characters are rooted in a strong culture and awareness of social responsibility is possible and necessary.
The political boundaries are no longer sufficient to be containment barriers of natural, social, viral events and even less for those caused by man. Environment management must have a real global coordination absolutely not limited to speculation. You have to invest and not to speculate, you have to produce values and profits and not frauds.
Returning to technical topics, I suggest some stimuli for reflection.
Technologies that can be applied to the environment frequented by human beings can ensure an high degree of safety. The technological systems applied to Japanese buildings are a good example. Today it is possible to reduce the impact on the environment, reducing energy consumption, improving comfort, monitoring users for health purposes, but, first of all, increasing the level of security. Obviously, these technologies have costs that can be cleared only if they are criminally disregarded from the social, environmental and human (including life) costs. We must always carefully consider all of this and expect economic impacts in terms of correct and honest results of the investment and work carried out. Only this is the logical "virtuous", this is the only way of the healthy economy: from the big energy project to the small house, every temptation of easy money comes from, how shall we say, "devil" - and God saves us from all temptation!
A further opportunity for reflection is provided by mobility based on costly systems for human lives and for the environment. There are viable technologies that can address the problem: trains, whose electricity could be supplied by renewable resources integrated to rail systems; in cities, to pedal, assisted by motors powered by renewable resources, whose costs and incentives, would be less only than maintenance costs of roads. But perhaps it may not interest speculators.
A country which does not privilege speculation could create an efficient rail network and build a network of suspended monorails by investing in energy production from renewable sources and in the zeronet energy building, this one combined with the reduction of consumption and with the integration of technologies for safety and security of its users.



Let us ask ourselves. How much is human life valued in a business plan? How much the environment? Would many projects be economical feasible if you consider all the current and future costs, foreseen or not considered?
I would be glad to conduct a cost / benefit analysis of some of the major energy sources (fossil fuels, wind, solar, biomass, nuclear, geothermal, hydroelectric) based on the information I will receive to be published on the blog. Therefore, I ask you to send me costs and benefits for each of the sources listed.
Let me conclude by thanking those who, regardless of their own life and of the temptations of speculation, try to save lives upon which speculation gives no value.
A careful, not superficial, analysis of some disasters should let us wonder about it:
- 1960. Earthquake in Chile, with a magnitude of 9.5. It hit a sparsely populated area. About 3000 dead and over 2 million displaced; a poor area, where the rural and improvised constructions could not ensure security to face natural disasters of this magnitude.

- 2010. Earthquake of magnitude 7 and Tsunami in Haiti. More than 222 000 people died. Again, the weakness of building structures and the lack of technology required to alert the population are the causes of this massacre.

- 2002. San Giuliano, Campobasso (I), a shock of magnitude 5.9 causes 30 deaths, 27 of them were children. The collapse of a school, built in 2001, is the cause of the massacre of those innocent children.
- 2009. L'Aquila is struck by an earthquake of magnitude 5.9.Dead are 308, historical buildings collapsed, but also facilities recently built or renovated. The social costs, also from an economic point of view, are enormous, but they create benefits for someone.

It would seem the report of an ongoing war between man and the forces of nature. Stating this would be a serious error of superficiality.
The current war is not between man and nature, but between man and the lack of social solidarity between man and his selfish individualism, between man and the insane desire for speculation among man and ... ....

In Japan, an earthquake of magnitude 8.9, which moved the Earth's axis with 10 cm, has generated limited damage (at the time of writing the article the analysis of damage and the count of victims is still in progress) in relation to a destructive force 30,000 times higher than the earthquake occurred in L’Aquila.
Buildings realized with appropriate technology and quality, in full compliance with rules designed for the safety of people (human beings and not just customers), speculation is not placed on the first priority, allowed to face the forces of nature.
Unfortunately, the defence against a tsunami, more than technologies already present in Japan, requires an often unavailable resource: time. The detection and alarm systems installed in the area have proved their efficiency by reducing the inevitable damages on the coasts close to the epicenter hit by the wave after a few minutes.
A population density as high as the Japanese one does not allow the selection of building areas which can take into account the Tsunami event, whose damage could be contained by a careful identification of building sites. Consider that if the tsunami can be considered an exceptional event, floods or rains cannot. Indeed we have in many cases helpless witnessed tragedies generated by predictable and recurring events, such as, in fact, flooding of a streams and landslides; in those cases the tragedy was evidently caused by the wild edification in critical areas and not by a natural event.
Returning to the actuality of the disaster that struck Japan, the attention given to the creation of buildings able to consider, in their importance, human life and personal safety, helped to limit the damage. Instead, the Tsunami, whose disastrous effects could have been limited by a more careful urban planning and building stroke over the environment with all its tremendous strength; this must be added to the still unforgivable damage generated by energy policies, which again, consider the economic dimension but only marginally human security and, I would say, completely disregard those of future generations.

At the basis of all these aspects there is speculation, as absolute priority. Speculation is the real enemy of humanity. Speculation as the deadly disease of the investment. In this sense, geopolitical crises, hunger, wars, environmental disasters are only the effect of speculative activity that, sometimes, not even hesitate to predict and damage them.
Man is able to deal with nature, through technologies availability, social sustainability and respect for human beings, regardless of ethnicity, gender and religion, if and only if speculative individualistic selfishness is limited. A sustainable world in which characters are rooted in a strong culture and awareness of social responsibility is possible and necessary.
The political boundaries are no longer sufficient to be containment barriers of natural, social, viral events and even less for those caused by man. Environment management must have a real global coordination absolutely not limited to speculation. You have to invest and not to speculate, you have to produce values and profits and not frauds.
Returning to technical topics, I suggest some stimuli for reflection.
Technologies that can be applied to the environment frequented by human beings can ensure an high degree of safety. The technological systems applied to Japanese buildings are a good example. Today it is possible to reduce the impact on the environment, reducing energy consumption, improving comfort, monitoring users for health purposes, but, first of all, increasing the level of security. Obviously, these technologies have costs that can be cleared only if they are criminally disregarded from the social, environmental and human (including life) costs. We must always carefully consider all of this and expect economic impacts in terms of correct and honest results of the investment and work carried out. Only this is the logical "virtuous", this is the only way of the healthy economy: from the big energy project to the small house, every temptation of easy money comes from, how shall we say, "devil" - and God saves us from all temptation!
A further opportunity for reflection is provided by mobility based on costly systems for human lives and for the environment. There are viable technologies that can address the problem: trains, whose electricity could be supplied by renewable resources integrated to rail systems; in cities, to pedal, assisted by motors powered by renewable resources, whose costs and incentives, would be less only than maintenance costs of roads. But perhaps it may not interest speculators.
A country which does not privilege speculation could create an efficient rail network and build a network of suspended monorails by investing in energy production from renewable sources and in the zeronet energy building, this one combined with the reduction of consumption and with the integration of technologies for safety and security of its users.

Let us ask ourselves. How much is human life valued in a business plan? How much the environment? Would many projects be economical feasible if you consider all the current and future costs, foreseen or not considered?
I would be glad to conduct a cost / benefit analysis of some of the major energy sources (fossil fuels, wind, solar, biomass, nuclear, geothermal, hydroelectric) based on the information I will receive to be published on the blog. Therefore, I ask you to send me costs and benefits for each of the sources listed.
Let me conclude by thanking those who, regardless of their own life and of the temptations of speculation, try to save lives upon which speculation gives no value.
giovedì 17 marzo 2011
AMBIENTE o SPECULAZIONE: QUALE IL VERO PERICOLO PER L’UOMO
Piano prof. Michele – Donnici prof. Rocco
Un’attenta analisi, meno superficiale, di alcune catastrofi dovrebbe farci riflettere:
- Terremoto del Cile, di magnitudo 9,5. Era l’anno 1960. Colpiva una zona scarsamente popolata. I morti sono circa 3.000 ed oltre 2 milioni di sfollati, un’area povera in cui le costruzioni, artigianali ed improvvisate, non potevano garantire la sicurezza di fronte ad eventi naturali di tale portata.

- Terremoto, di Magnitudo 7, e Tsunami di Haiti. Nell’anno 2010 sono oltre 222 mila i morti. Anche in questo caso le deboli strutture edili e la carenza di tecnologie, necessarie ad allertare le popolazioni, sono la causa di questa strage.

- Anno 2002, San Giuliano, Campobasso (I), la scossa di Magnitudo 5,9 causa 30 morti, tra i quali 27 bambini. Il crollo di una scuola, costruita nel 2001, è la causa della strage di tanti bambini innocenti.
- Anno 2009, l’Aquila è colpita da un terremoto di Magnitudo 5,9. I morti sono308 e crollano edifici storici ma anche strutture di recente realizzazione o ristrutturazione. I costi sociali, anche dal punto di vista economico, sono ingenti, ma generano benefici per alcuni.

Sembrerebbe il report di una guerra in corso tra l’uomo e le forze della natura. Nell’affermare ciò commetteremmo un grave errore di superficialità.
La guerra in corso non è tra l’uomo e la natura, ma, tra l’uomo e la mancanza di solidarietà sociale, tra l’uomo e il suo individualismo egoistico, tra l’uomo e l’insana voglia di speculazione, tra l’uomo e …….

In Giappone, un sisma di magnitudo 8,9, in grado di spostare l’asse terrestre di 10cm, ha generato danni limitati (al momento della stesura dell’articolo l’analisi dei danni ed il conteggio delle vittime è ancora in corso) in relazione ad una forza distruttiva di ben 30.000 volte superiore al terremoto dell’Aquila.
L’edilizia, realizzata con tecnologie e qualità appropriate, nel pieno rispetto di norme che mirano alla sicurezza degli utenti (esseri umani e non solo clienti), la speculazione non posta in posizione prioritaria, hanno permesso di fronteggiare la forza della natura.
Purtroppo per difendersi da uno Tsunami, oltre le tecnologie, già presenti in Giappone, occorre una risorsa spesso indisponibile: il tempo. I sistemi di rilevazione e di segnalazione installati nell’area hanno dimostrato la loro efficienza riducendo i danni, questi ultimi inevitabili sulle coste prossime all’epicentro, colpite dall’onda dopo pochi minuti.
Una densità di popolazione così elevata come quella giapponese non permette la selezione di aree edificabili che considerino l’evento Tsunami, i cui danni potrebbero essere contenuti individuando aree edificabili con attenzione. Consideriamo che se lo Tsunami può ritenersi un evento eccezionale, la piena di torrenti o le piogge non sono tali. In molti casi infatti abbiamo assistito inermi a tragedie generate da eventi prevedibili e ricorrenti, come, appunto, le piene di torrenti e le frane; in questi casi la tragedia è stata in maniera del tutto evidente causata dalla selvaggia edificazione in aree critiche e non dall’evento naturale.
Ritornando all’attualità del disastro che ha colpito il Giappone, l’attenzione posta nella realizzazione di edifici che considerino, nella loro importanza, la vita dell’uomo e la sua sicurezza, ha permesso di limitare i danni. Invece, lo Tsunami, che poteva essere contenuto nei suoi effetti disastrosi con una più attenta pianificazione urbanistico-edilizia si è abbattuto sull’ambiente con tutta la sua immane forza; a ciò va aggiunto il danno, ancora imponderabile, generato da politiche energetiche, che ancora una volta, considerano la dimensione economica ma solo marginalmente la sicurezza dell’uomo e, direi, trascurano completamente quella delle future generazioni.
Alla base di tutto ciò sta sempre la speculazione, quale assoluta priorità. È la speculazione il vero nemico dell’umanità. Intendiamo la speculazione come la malattia mortifera dell’investimento. In questo senso, le crisi geopolitiche, la fame nel mondo, le guerre, i disastri ambientali sono solo l’effetto di attività speculative che, a volte, non esitano perfino a prevedere e a volere i danni stessi.
L’uomo è in grado di affrontare la natura, attraverso le tecnologie di cui dispone, la sostenibilità sociale ed il rispetto dell’uomo, di qualunque etnia, sesso e religione, se e solo se l’egoismo individualistico e speculativo viene il più possibile contenuto. Un mondo sostenibile in cui i protagonisti siano radicati in una solida e consapevole cultura della Responsabilità Sociale è possibile è necessario.
I confini politici non sono più barriere sufficienti per il contenimento di eventi naturali, sociali, virali ed, ancor meno, per quelli causati dall’uomo. La gestione dell’ambiente e delle risorse deve avere un coordinamento globale reale ed assolutamente non esclusivamente speculativo. Bisogna investire e non speculare, produrre valori, realizzare profitti e non truffe.
Ritornando a temi più tecnici vi suggerisco alcuni punti di riflessione.
Le tecnologie applicabili agli ambienti frequentati dagli esseri umani possono garantire un elevato grado di sicurezza. I sistemi tecnologici applicati all’edilizia nipponica ne sono un valido esempio. Oggi è possibile ridurre l’impatto sull’ambiente, contenendo il consumo energetico, migliorando il comfort, monitorando gli utenti per fini sanitari, ma, innanzi tutto, incrementare il livello di sicurezza. Ovviamente queste tecnologie hanno dei costi che possono essere azzerati solo se criminalmente si prescinde da quelli sociali, ambientali e umani (compresa la vita). Bisogna considerare sempre attentamente tutto ciò e attendersi ricadute economiche solo in termini di risultati corretti e onesti dell’investimento e del lavoro effettuati. Solo questa è la logica “virtuosa”, questa soltanto è la strada dell’economia sana: dal grande progetto energetico alla piccola villetta, ogni tentazione di facile guadagno proviene, come potremmo dire, “dal demonio” – e che Dio ci liberi da ogni tentazione!
Un ulteriore spunto per una riflessione ci viene fornito dalla mobilità, basata su sistemi costosissimi in vite umane e per l’ambiente. Vi sono valide tecnologie in grado di affrontare il problema: treni, la cui elettricità potrebbe essere fornita dalle risorse rinnovabili, integrata a sistemi su rotaie; nelle città, a pedali, assistita da motori alimentati da risorse rinnovabili, i cui costi ed incentivi, sarebbero inferiori ai soli costi manutentivi della rete viaria. Ma forse potrebbe non interessare gli speculatori.
Un paese che non privilegia la speculazione potrebbe realizzare un’efficiente rete ferroviaria integrata da una rete di monorotaie sospese, investendo nella produzione energetica da fonti rinnovabili e nell’autoproduzione energetica degli edifici, quest’ultima abbinata al contenimento dei consumi ed all’integrazione di tecnologie per la sicurezza attiva e passiva dei suoi utenti.
Domandiamoci. In un business plan quanto è valutata la vita umana? Quanto è valutato l’ambiente? Sarebbero fattibili certi progetti se si considerassero tutti i costi attuali e futuri, previsti o non considerati?

Sarei lieto, sulla base delle informazioni che mi inoltrerete, procedere ad un’analisi costi/benefici di alcune delle maggiori fonti energetiche (carburanti fossili, eolico, fotovoltaico, biomassa, nucleare, geotermico, idroelettrico) da pubblicare sul blog. Pertanto vi chiedo di inviare alla mia mail i costi ed i benefici per ognuna delle fonti elencate.



Vorrei concludere ringraziando coloro che, incuranti della propria vita e delle tentazioni della speculazione, cercano di salvare le vite umane a cui la speculazione non attribuisce alcun valore.
Un’attenta analisi, meno superficiale, di alcune catastrofi dovrebbe farci riflettere:
- Terremoto del Cile, di magnitudo 9,5. Era l’anno 1960. Colpiva una zona scarsamente popolata. I morti sono circa 3.000 ed oltre 2 milioni di sfollati, un’area povera in cui le costruzioni, artigianali ed improvvisate, non potevano garantire la sicurezza di fronte ad eventi naturali di tale portata.

- Terremoto, di Magnitudo 7, e Tsunami di Haiti. Nell’anno 2010 sono oltre 222 mila i morti. Anche in questo caso le deboli strutture edili e la carenza di tecnologie, necessarie ad allertare le popolazioni, sono la causa di questa strage.

- Anno 2002, San Giuliano, Campobasso (I), la scossa di Magnitudo 5,9 causa 30 morti, tra i quali 27 bambini. Il crollo di una scuola, costruita nel 2001, è la causa della strage di tanti bambini innocenti.
- Anno 2009, l’Aquila è colpita da un terremoto di Magnitudo 5,9. I morti sono308 e crollano edifici storici ma anche strutture di recente realizzazione o ristrutturazione. I costi sociali, anche dal punto di vista economico, sono ingenti, ma generano benefici per alcuni.

Sembrerebbe il report di una guerra in corso tra l’uomo e le forze della natura. Nell’affermare ciò commetteremmo un grave errore di superficialità.
La guerra in corso non è tra l’uomo e la natura, ma, tra l’uomo e la mancanza di solidarietà sociale, tra l’uomo e il suo individualismo egoistico, tra l’uomo e l’insana voglia di speculazione, tra l’uomo e …….

In Giappone, un sisma di magnitudo 8,9, in grado di spostare l’asse terrestre di 10cm, ha generato danni limitati (al momento della stesura dell’articolo l’analisi dei danni ed il conteggio delle vittime è ancora in corso) in relazione ad una forza distruttiva di ben 30.000 volte superiore al terremoto dell’Aquila.
L’edilizia, realizzata con tecnologie e qualità appropriate, nel pieno rispetto di norme che mirano alla sicurezza degli utenti (esseri umani e non solo clienti), la speculazione non posta in posizione prioritaria, hanno permesso di fronteggiare la forza della natura.
Purtroppo per difendersi da uno Tsunami, oltre le tecnologie, già presenti in Giappone, occorre una risorsa spesso indisponibile: il tempo. I sistemi di rilevazione e di segnalazione installati nell’area hanno dimostrato la loro efficienza riducendo i danni, questi ultimi inevitabili sulle coste prossime all’epicentro, colpite dall’onda dopo pochi minuti.
Una densità di popolazione così elevata come quella giapponese non permette la selezione di aree edificabili che considerino l’evento Tsunami, i cui danni potrebbero essere contenuti individuando aree edificabili con attenzione. Consideriamo che se lo Tsunami può ritenersi un evento eccezionale, la piena di torrenti o le piogge non sono tali. In molti casi infatti abbiamo assistito inermi a tragedie generate da eventi prevedibili e ricorrenti, come, appunto, le piene di torrenti e le frane; in questi casi la tragedia è stata in maniera del tutto evidente causata dalla selvaggia edificazione in aree critiche e non dall’evento naturale.
Ritornando all’attualità del disastro che ha colpito il Giappone, l’attenzione posta nella realizzazione di edifici che considerino, nella loro importanza, la vita dell’uomo e la sua sicurezza, ha permesso di limitare i danni. Invece, lo Tsunami, che poteva essere contenuto nei suoi effetti disastrosi con una più attenta pianificazione urbanistico-edilizia si è abbattuto sull’ambiente con tutta la sua immane forza; a ciò va aggiunto il danno, ancora imponderabile, generato da politiche energetiche, che ancora una volta, considerano la dimensione economica ma solo marginalmente la sicurezza dell’uomo e, direi, trascurano completamente quella delle future generazioni.
Alla base di tutto ciò sta sempre la speculazione, quale assoluta priorità. È la speculazione il vero nemico dell’umanità. Intendiamo la speculazione come la malattia mortifera dell’investimento. In questo senso, le crisi geopolitiche, la fame nel mondo, le guerre, i disastri ambientali sono solo l’effetto di attività speculative che, a volte, non esitano perfino a prevedere e a volere i danni stessi.
L’uomo è in grado di affrontare la natura, attraverso le tecnologie di cui dispone, la sostenibilità sociale ed il rispetto dell’uomo, di qualunque etnia, sesso e religione, se e solo se l’egoismo individualistico e speculativo viene il più possibile contenuto. Un mondo sostenibile in cui i protagonisti siano radicati in una solida e consapevole cultura della Responsabilità Sociale è possibile è necessario.
I confini politici non sono più barriere sufficienti per il contenimento di eventi naturali, sociali, virali ed, ancor meno, per quelli causati dall’uomo. La gestione dell’ambiente e delle risorse deve avere un coordinamento globale reale ed assolutamente non esclusivamente speculativo. Bisogna investire e non speculare, produrre valori, realizzare profitti e non truffe.
Ritornando a temi più tecnici vi suggerisco alcuni punti di riflessione.
Le tecnologie applicabili agli ambienti frequentati dagli esseri umani possono garantire un elevato grado di sicurezza. I sistemi tecnologici applicati all’edilizia nipponica ne sono un valido esempio. Oggi è possibile ridurre l’impatto sull’ambiente, contenendo il consumo energetico, migliorando il comfort, monitorando gli utenti per fini sanitari, ma, innanzi tutto, incrementare il livello di sicurezza. Ovviamente queste tecnologie hanno dei costi che possono essere azzerati solo se criminalmente si prescinde da quelli sociali, ambientali e umani (compresa la vita). Bisogna considerare sempre attentamente tutto ciò e attendersi ricadute economiche solo in termini di risultati corretti e onesti dell’investimento e del lavoro effettuati. Solo questa è la logica “virtuosa”, questa soltanto è la strada dell’economia sana: dal grande progetto energetico alla piccola villetta, ogni tentazione di facile guadagno proviene, come potremmo dire, “dal demonio” – e che Dio ci liberi da ogni tentazione!
Un ulteriore spunto per una riflessione ci viene fornito dalla mobilità, basata su sistemi costosissimi in vite umane e per l’ambiente. Vi sono valide tecnologie in grado di affrontare il problema: treni, la cui elettricità potrebbe essere fornita dalle risorse rinnovabili, integrata a sistemi su rotaie; nelle città, a pedali, assistita da motori alimentati da risorse rinnovabili, i cui costi ed incentivi, sarebbero inferiori ai soli costi manutentivi della rete viaria. Ma forse potrebbe non interessare gli speculatori.
Un paese che non privilegia la speculazione potrebbe realizzare un’efficiente rete ferroviaria integrata da una rete di monorotaie sospese, investendo nella produzione energetica da fonti rinnovabili e nell’autoproduzione energetica degli edifici, quest’ultima abbinata al contenimento dei consumi ed all’integrazione di tecnologie per la sicurezza attiva e passiva dei suoi utenti.
Domandiamoci. In un business plan quanto è valutata la vita umana? Quanto è valutato l’ambiente? Sarebbero fattibili certi progetti se si considerassero tutti i costi attuali e futuri, previsti o non considerati?

Sarei lieto, sulla base delle informazioni che mi inoltrerete, procedere ad un’analisi costi/benefici di alcune delle maggiori fonti energetiche (carburanti fossili, eolico, fotovoltaico, biomassa, nucleare, geotermico, idroelettrico) da pubblicare sul blog. Pertanto vi chiedo di inviare alla mia mail i costi ed i benefici per ognuna delle fonti elencate.

Vorrei concludere ringraziando coloro che, incuranti della propria vita e delle tentazioni della speculazione, cercano di salvare le vite umane a cui la speculazione non attribuisce alcun valore.
domenica 6 marzo 2011
FONTI RINNOVABILI: TRA ILLUSIONI, ERRORI E CORRETTA FATTIBILITA’
Lo sviluppo degli impianti FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) è un’interessante opportunità per un’intera filiera di operatori. Talmente interessante che spesso un approccio entusiastico può essere fonte di errori. In primo luogo il ritardo nell’avviare le iniziative, in particolare da parte delle amministrazioni pubbliche, ha reso gli investimenti meno interessanti, anche se in parte compensato dalla riduzione dei costi degli impianti. D’altro canto si può assistere ad una profonda differenziazione d’approccio, in relazione ai soggetti realizzatori. Difatti, si contrappongono agli attenti investimenti di operatori professionali a errati approcci da parte di molti altri soggetti, che rischiano di vedere disattese le aspettative valutate o paventate da altrettanti operatori improvvisati.
I grandi operatori, spesso realizzatori di grandi impianti, estremamente competenti in materia finanziaria, percorrono un obiettivo di fattibilità economica, che spesso diviene speculativa, approcciando l’iniziativa con una corretta progettazione tecnico/finanziaria.
Di contro, i privati e piccoli investitori, spesso inesperti, si affidano ad una pluralità di operatori che, cavalcando l’onda entusiastica dello sviluppo delle fonti rinnovabili, si improvvisano progettisti realizzando interventi che produrranno risultati ben diversi da quelli prospettati. Risultati diversi, a volte, non a causa delle tecnologie implementate ma a causa della errata progettazione. Progetti pilotati da azioni di marketing e/o assoluta assenza di competenza, che, non approccia con chiarezza le esigenze (assenza di una corretta analisi) e quel che è necessario realizzare.
Di errori grossolani è possibile osservali ovunque. Dai progetti realizzati per privati, in cui spesso l’impianto è sovradimensionato rispetto alle reali esigenze dell’utente, non considerando il reale consumo annuo e non privilegiando il contenimento dei consumi. Assistiamo alla realizzazione di impianti da 3-6 kwp ove, analizzando i consumi, ne occorrerebbero 1,2-3kwp. Ovviamente risulta molto più semplice realizzare un impianto pari alla potenza allacciata che analizzare la potenza necessaria e si fattura molto più di quel che è necessario.
Ma risulta molto più interessante, persino divertente, osservare impianti realizzati per generare un reddito imprenditoriale. Si assiste al proliferare di impianti a terra che utilizzano le più disparate tecnologie. Progetti che, spesso, non considerano i più banali elementi di inefficienza, che confluiranno in un risultato economico disastroso. Tra questi vorrei elencare alcuni principali errori:
- Il non corretto posizionamento dei pannelli, assistendo ad orientamenti ed inclinazioni che non permetteranno di raggiungere le produttività previste per quella specifica localizzazione;
- I coni d’ombra generati dalla morfologia del terreno (colline, boschi, ecc.) o da edifici;
- Il non corretto posizionamento ed, in particolare, la distanza tra le stringhe o, ancor peggio, tra le strutture ad inseguimento. In questo caso si può assistere impianti in cui la rotazione delle vele ha l’esclusivo effetto di generare ombre sulle strutture vicine.
Il tutto non considerando, o spesso ignorando completamente, che solo pochi pannelli dispongono della tecnologia in grado di garantire la produzione parziale in presenza di ombre su alcune celle. Per la quasi totalità dei pannelli, presenti sul mercato, l’effetto generato dalla parziale ombreggiatura del pannello genera l’assenza totale di produttività. Proviamo a rimodulare i business plan, dei progetti contenenti tali errori, e valutiamo se l’investimento è da ritenersi interessante o ….
Un’attenda progettazione a seguito di un’attenta analisi, di tutti gli elementi (localizzazione, tecnologie, prodotto finanziario, assicurazioni, ecc.), può assicurare i benefici attesi, ma anche evitare la realizzazione di progetti finanziariamente disastrosi.
“fonti rinnovabili” e progetti: a chi la colpa ed a chi i meriti?
RENEWABLE ENERGY: BETWEEN ILLUSIONS, ERRORS, FEASIBILITY CORRECT’
The development of renewable energy systems is an exciting opportunity for a whole chain of operators. So interesting that often enthusiastic approach can be a source of errors. First, the delay in initiating action, particularly by government, has made investments less attractive, although partially offset by lower costs of the facilities. On the other hand you can see a profound difference of approach in relation to those filmmakers. In fact, contrast with the careful investment professionals to incorrect approaches by many other entities that are likely to see unfulfilled expectations valued or feared by many actors improvised.
The large operators, often made of large facilities, highly competent in financial matters, they walk a goal of economic feasibility, which often becomes speculative, approaching the initiative with a correct design technical / financial assistance.
In contrast, private investors and small, often inexperienced, rely to a large number of operators, riding the wave of enthusiasm for the development of renewable sources, making improvised design interventions that will produce results very different from those projected. Different results, sometimes, not because of the technologies implemented but due to wrong planning. Projects driven by marketing efforts and / or absolute lack of competence, which does not approach the needs clarity (lack of correct analysis) and what is necessary to achieve.
Blunders you can watch them anywhere. From projects for individuals, where the projects is often oversized compared to the real needs, not considering the actual annual consumption and favoring the reduce consumption. We are witnessing the construction of plants from 3-6 kWp when analyzing the consumption, it would take 1.2-3kwp. Obviously it's much easier to realize a system equal to the power connected that to analyze the power bill and much of what is needed.
But it is much more interesting, watching plants built to generate a business income. We are witnessing the proliferation projects on the land that use disparate technologies. Projects that often do not consider the more mundane elements of inefficiency, which will feed into a disastrous economic outcome. Among these I would like to list some major errors:
- The incorrect positioning of the panels, seeing guidelines and inclinations that can deliver the productivity provided for that specific location;
- The cone of shadow produced by the topography of the land (hills, forests, etc.) or buildings;
- The incorrect positioning and, in particular, the distance between the strings, or even worse, much tracking system. In this case you can see plants in which the rotation of the sails has the unique effect of producing shadows on neighboring structures.
All this not realizing, or often completely ignoring that only a few panels have the technology to ensure the partial production when some cells are in a shadow. For almost all of the panels on the market, the effect generated by the partial shading of the panel raises the total lack of productivity. We try to restructure the business plan, project containing such errors, and evaluate whether the investment is considered interesting or ....
An attention projecting after a careful analysis of all elements (location, technology, financial products, insurance, etc..), Can provide the expected benefits, but also prevent the implementation of projects financially disastrous.
"Renewable" and project: at who is to blame and to whom the merits?
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