mercoledì 28 novembre 2018

UNIVERSITA': FORMAZIONE per l'INNOVAZIONE - BUSINESS ANALYST - BORSE di STUDIO

Certificate of Advanced Studies SUPSI e Corso di Alta Formazione UNIRSM in BUSINESS ANALYSIS (ISO 56002-2019 “Innovation Management System”)

Borse di Studio per professionisti italiani






L'Innovazione nasce dalla cultura, ed è questo il compito delle Università, ma occore fornire gli strumenti a Commercialisti, Consulenti, Innovation Manager, HR Manager. Questo il ruolo principale delle Università ed il loro apporto attraverso la Formazione Superiore, Master.

Sono aperte le candidature, per Commercialisti, Consulenti Aziendali ed Esperti di Finanza Agevolata, a 30 Borse di Studio, per la frequenza del CAS in Business Analysis della SUPSI svizzera www.supsi.ch   (Scheda Corso SUPSI) 


e per la frequenza del CAF in Business Analysis dell'Università degli Studi di San Marino www.unirsm.sm (Scheda Corso UNIRSM)







Ed un viaggio premio nel paese divenuto un modello di Sostenibilità: Costa Rica per i cinque migliori corsisti.





 a totale copertura dei costi.


La formazione avanzata è rivolta a professionisti che abbiano l'ambizione di evolvere/affinare le proprie competenze e capacità per accompagnare i propri assistiti verso l'INNOVAZIONE 4.0, certificandole ed applicandole, con il supporto dei docenti, nello sviluppo di BEST PRACTICES.


Sometimes it is the people no one can imagine anything of who do the things no one can imagine.


A volte è la gente che nessuno può immaginare che fa le cose che nessuno può immaginare.
Alan Mathison Turing

Un Business Model realmente innovativo può sembrare complesso ed incredibile, ma risultare concreto e fattibile.

Innovare equivale a rivoluzionare, per cui gli aspetti culturali e le ostatività psicologiche sono le principali difficoltà da affrontare. Il compito del Business Analyst sarà quello di analizzare la struttura aziendale, individuare e coordinare gli stakeholders, pianificare i processi d'innovazione ed i nuovi business model, da cui tracciare il lavoro per i Project Manager. Una pianificazione che, per la sua complessità, dovrà spesso essere presentata scomponendo le attività nella modalità con cui la natura procede con i suoi elementi, ove, ad esempio, le api hanno chiara visione del loro modello di sopravvivenza, non conoscendo il disegno più vasto, previsto dalla natura, che permette la ripriduzione della flora terrestre e la sopravvivenza della vita sulla terra.
Attraverso certificate procedure ed il supporto di template e tool, commercialisti e consulenti aziendali, possono condurre le attività di Business Analysis nelle modalità corrette ed efficaci.

Ogni progetto non può essere frutto di improvvisazione ed affidato alla fortuna. Occorre che dati, informazioni, analisi, siano accuratamente valutati e finalizzati allo sviluppo di un dettagliato Business Model. Questo è il ruolo del Business Analyst, che dovrà supportare l'azienda nella definizione delle strategie idonee e nella valutazione dei rischi. Il risultato del lavoro del Business Analyst deve essere un corretto e condiviso business model, o la determinazione della non fattibilità del progetto. È dal business model che dovranno sorgere il/i processi da affidare alla conduzione del Project Manager, con il quale sarà strutturato il “Disegno tecnico” del singolo processo.
È appunto nel “Disegno” che si distinguono i ruoli del Project Manager dal Business Analyst, se il lavoro del primo, paragonabile ad un disegno tecnico, in cui norme ed informazioni tecniche permettono di regolamentare il processo, per il Business Analyst, le variabili da considerare sono molteplici e mai omogenee. Il Business Analyst deve considerare sia gli aspetti tecnici e normativi, ma anche quelli di marketing, culturali, sociali, relazionali, organizzativi, e molti altri, in relazione al grado d'innovazione del processo o del prodotto. Quindi, il “Disegno” ingegneristico del Project Manager diviene un progetto architettonico, o meglio, un quadro di Raffaello, ove esigenze ed input del committente (azienda) devono essere armonicamente integrate e trasformate in un'opera artistica.
Da questo deriva la complessità del lavoro del Business Analyst che necessita di una pluralità di competenze ed esperienze, amalgamate da particolari attitudini. Una figura estremamente costosa per le PMI, che può generabile attraverso una corretta formazione e l'utilizzo di schemi e tool, opportunamente algoritmizzati per supportare la conduzione delle attività di business analysis da parte di consulenti, manager e commercialisti. Formazione e supporti finalizzati a valorizzare e schematizzare le competenze, nel mettere in riga, evitando di trascurare aspetti rilevanti, l'intero flusso delle attività di costruzione e verifica di un business model.

I candidati dovranno inviare richiesta, all'indirizzo mail: segreteria@laboratoriosostenibilita.ch, avente ad oggetto:”BORSA DI STUDIO BA”, per ricevere l'eleco dei documenti necessari alla predisposizione del dossier di valutazione.















lunedì 19 novembre 2018

FORMAZIONE e RICERCA: Il Fondamento dell'Innovazione Italiana.



Progettazione e Borse di Studio per la Formazione Avanzata.

Personalmente ringrazio per il superamento dei 100 contributi, pervenuti attraverso il sondaggio (https://www.survio.com/survey/d/L0F2I2T5X0S6P9G3N), da tecnici e ricercatori, nell'individuazione dei percorsi formativi per figure richieste dalle Aziende ICT e PMI che avviano un percorso d'Innovazione.

Coloro che hanno contribuito, o contribuiranno, saranno, come riportato nell'articolo “Finanziare l'Innovazione e la Ricerca” (http://michelepiano.blogspot.com/2018/10/finanziare-linnovazione-e-la-ricerca.html) , coinvolti nella stesura dei programmi ed alla selezione dei docenti.

Nuova Formazione Avanzata correlata ai progetti d'Innovazione, erogata dalle Università, che fruirà di Borse di Studio.
La raccolta delle candidature per i primi corsi in Business Analysis, per commercialisti e consulenti che condurranno l'innovazione delle PMI, e Facility Manager, per Amministratori condominiali, Architetti e professionisti che condurranno l'edilizia italiana verso la piena sostenibilità, sarà avviata nei prossimi giorni.
L'Innovazione può essere sviluppata solo in presenza di Cultura dell'Innovazione, sia nelle tecnologie che nella gestione e conduzione.
Nessun progetto può essere avviato senza la propedeutica attività formativa, sia da chi ha la cultura, e vuole trasmetterla, che da parte di chi ha fame di cultura, e vuole riceverla per innovare la propria professione e coloro a cui la vuole applicare alle strutture ed aziende con cui collabora (Business Analysis, Facility Management, Innovation ed ICT management, ecc.), quindi i vostri contributi sono graditi sul sondaggio, in particolare da chi ritiene di voler operare nella formazione di figure.

Formazione alla base dell'Innovazione, un impegno per tutti gli italiani, che necessita della più ampia condivisione, anche per supportare le attività di ricerca ed i ricercatori.



mercoledì 31 ottobre 2018

FINANZIARE L'INNOVAZIONE E LA RICERCA


Il Credito d'Imposta, presente tra gli incentivi italiani dal 2007, è correntemente utilizzato in numerosi paesi europei per finanziare la ricerca, come per l'Irlanda e la Germania. Uno strumento che riduce notevolmente i costi burocratici delle Pubbliche Amministrazioni, che in Italia erodono dal 23 al 73% dei fondi disponibili.
Nelle PMI Italiane, la ridotta lungimiranza, l'assenza di consulenti dell'innovazione (Innovation Manager), nonchè di Business Analyst, coniugata alla ridotta apertura delle Università a progetti di dimensione ridotta, impedisce l'indispensabile innovazione. Un compito a cui le Università impegnate con il Laboratorio della Sostenibilità hanno colto pianificando una specifica formazione queste ed altre figure, che lo stesso decreto finanzia nella formazione e nell'assunzione.

Le organizzazioni strutturate, delle Grandi Imprese, hanno valorizzato pienamente lo strumento del Credito d'Imposta in Innovazione e Ricerca, in quanto le attività richieste per la fruizione sono svolte correntemente, richiedendo, ed ottenendo, l'incremento del massimale annuo dai 5 milioni agli attuali 20 milioni.

Le PMI, che costituiscono il 99% del sistema economico italiano, necessitano di un supporto per la loro crescita per cogliere le opportunità disponibili, non necessitando di ulteriori strumenti. In particolare lo strumento del Credito d'Imposta Innovazione e Ricerca, avviato nel 2015, permette, con la corretta conduzione, di sviluppare un percorso d'innovazione concreto, senza la necessità di partecipare a bandi, dalla ridottissime probabilità, ma con la certezza di disporre dei fondi, in quanto non ancora versati allo stato.



Gli Innovation Manager, i Business Analyst e gli Imprenditori devono lavorare nello sviluppo di un progetto, correttamente proporzionato alle reali capacità ed opportunità, in cui l'innovazione deve divenire il mezzo.

Raramente le PMI dispongono al loro interno delle figure necessarie ad affiancare l'imprenditore nella conduzione di processi complessi, come l'Innovazione, che per le aziende strutturate sono visti come semplici opportunità. Un importante ruolo lo possono rivestire i Commercialisti, i consulenti ICT, le Associazioni di Categoria, i consulenti di Finanza Agevolata, tutti attori che dovrebbero porsi l'obbiettivo di far crescere il proprio cliente/associato, in quanto fonte di lavoro nel tempo, anche supportati dalle attività formative, di cui al sondaggio nell'articolo del 27 settembre 2018.

Se la sopravvivenza, e la crescita, delle Imprese italiane è correlata alla loro Innovazione, ed il Credito d'Imposta Innovazione e Ricerca è lo strumento certo e di immediata attuazione, quali le possibili scelte per un imprenditore:
  • Astenersi dall'Innovare, per cui ogni riflessione sulle ripercussioni non merita ulteriori narrazioni;
  • Utilizzare il Credito d'Imposta per recuperare le risorse investite, internamente ed in commesse Extra Muros (centri ricerca universitari). Attività tipica per le Grandi Imprese;
  • pianificare un progetto d'Innovazione con i propri consulenti, commissionando attività di ricerca e coinvolgendo il proprio staff;
  • integrare il proprio processo d'innovazione in progetti di ricerca in corso, valorizzando i costi sostenuti per attività utili alla ricerca in corso e pianificando un progetto pluriennale in stretta collabolarazione con le Università.
Le due ultime opzioni, con il necessario supporto, possono divenire il volano per lo sviluppo italiano, valorizzando le capacità, ma necessitano che venga debellato il tradizionale individualismo. Il grafico seguente rappresenta la comparazione dei due modelli in un'azienda di piccole dimensioni.




Questa è la chiave di lettura con cui leggo la bozza di modifica prevista dal 2019:
  • riduzione della soglia massima, annuale, dagli attuali 20 milioni a 10 milioni. Un massimale doppio rispetto a quello originario ed irragiungibile dalle PMI italiane, cioè per il 99% delle imprese italiane, che necessitano di questo strumento per innovarsi;
  • necessità di definire, attraverso una concreta progettualità pluriennale, gli obbiettivi, escludendo la possibilità di procedere a parziali ed inorganiche attività d'innovazione, spesso riconducibile all'acquisizione di un solo impianto;
  • riduzione dell'aliquota di recupero dal 50 al 25% delle forniture da parte di aziende, privileggiando, attraverso la conferma del 50% i costi sostenuti dal personale aziendale, o da nuove figure da integrare, e dalle attività fornite da Centri di Ricerca ed Università;
  • agevolazione nell'assunzione di Manager Innovativi, indispensabili per la crescita delle PMI, formati e selezionati dalle Università e dalle società di recruiting dotate di competenze e strumenti innovativi.
Ruolo rilevante deve essere svolto dalle Università, sia per supportare la ricerca che per le attività formative, e di trasferimento culturale, anche in considerazione di quanto dichiarato dal presidente della Banca Mondiale Jim Yong Kim che commenta così il World Development Report 2019: The Changing Nature of Work:La natura del lavoro sta cambiando e lo sta facendo rapidamente. Non sappiamo per quali lavori concorreranno i bambini delle scuole elementari di oggi, perché molti di questi lavori non esistono ancora. La grande sfida è quella di fornire loro le competenze di cui avranno bisogno, indipendentemente dall’aspetto dei lavori futuri”. Impegno pienamente svolto da molte Università, e condiviso dal Laboratorio della Sostenibilità che ha avviato due corsi di Formazione Superiore in Business Analysis e Facility Management e, con le aziende ICT la valutazione di nuovi percorsi formativi, con il loro coinvolgimento, sia nella definizione che nell'erogazione della formazione. Suggerimenti che si stanno raccogliendo, attraverso un sondaggio (https://www.survio.com/survey/d/L0F2I2T5X0S6P9G3N), finalizzato alla costruzione di percorsi formativi realmente corrispondenti alle esigenze nelle aziende ICT e nelle PMI che avviano un processo d'innovazione. COLORO CHE AVRANNO CONTRIBUITO, ATTRAVERSO LA COMPILAZIONE DEL SONDAGGIO, SARANNO INVITATI ALLA DEFINIZIONE DELLE ATTIVITA' DI FORMAZIONE AVANZATA ED ALLA SELEZIONE DEI DOCENTI.
Ma, di pregevole merito risulta essere anche l'iniziativa avviata dai colleghi Piemontesi, attraverso la Spin System di Bruxelles, per supportare i RICERCATORI universitari, in correlazione con le Imprese, nell'industrializzazione delle ricerche.


Questo lo spirito alla base dei progetti sviluppati dal Laboratorio della Sostenibilità e le Università coinvolte. I progetti predisposti, e sperimentalmente avviati, per le aziende ICT, per le società di RECRUITING, per gli INCUBATORI di PMI e le reti distributive (articolo del 3 settembre 2018), per il Facility nella gestione dei CONDOMINI e le Imprese Edili, per le AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE e la valorizzazione dei beni culturali, attraverso l'innovazione delle Imprese Edili, per le aziende impegnate nell'Alimentazione e nel BENESSERE, per le strutture di Social Housing, sono un valido esempio.



I consulenti, e le società specializzate in finanza agevolata, devono svolgere innanzi tutto il ruolo di Business Analyst, ed aiutare a condurre le aziende verso l'Innovazione, attraverso una corretta Business Analysis e supportare le PMI, con un innovation manager, nella ricerca di progetti ed attività a cui aggregare la PMI.

Sinergie tra l'indirizzo, ed il coordinamento, nazionale e le organizzazioni locali.

Un progetto che può essere correttamente rappresentato da una CLESSIDRA,

con gli ATTORI raggruppati per AREA, della ricerca, dell'integrazione industriale, del coordinamento, del supporto locale e di filiera, all'INNOVAZIONE delle PMI e la realizzazione di opere sociali.
Uno schema in cui ogni ATTORE può ritrovare la sua collocazione, in relazione al RUOLO che vuole, e può, rivestire, in relazione alle capacità.  
  


Sinergie per Innovare l'Italia e gli italiani, che potranno produrre concreto sviluppo ed occupazione.
Sinergie che, come nelle amicizie e nei rapporti sentimentali, devono basarsi su precisi valori: fiducia, rispetto, trasparenza, bilanciamento del dare/avere. L'assenza di uno di essi ne impedirà la nascita ed incrinerà il prosieguo, divenendo l'unico limite allo sviluppo.
Gli strumenti, per soggetti sani, che vogliono "FARE" e non "LAMENTARSI", ci sono tutti, per coloro che avanno il coraggio. Meriti e Demeriti saranno solo degli Italiani.


Laboratorio della Sostenibilità





martedì 9 ottobre 2018

BLOCKCHAIN: OLTRE LA FINANZA.Una TECNOLOGIA a SUPPORTO dello SVILUPPO




La traduzione letterale è "catena di blocchi", cioè un Peer to Peer per condividere risorse informatiche (banda, memoria, CPU), in cui i dati sono distribuiti e gestiti attraverso algoritmi che gestiscono una tracciatura condivisa e certificata.
La distribuzione di un registro, record o block, interconnessi e criptati, attraverso i puntatori hash, contenuti in ogni record, tracciano il collegamento al blocco precedente, impedendone la modifica da parte di un sigolo utente, senza il consenso di tutti gli attori coinvolti che hanno condiviso le regole del protocollo adottato.
Un modello che permette di ridurre le risorse informatiche necessarie, grazie alla distribuzione dei database, anche se in parte ridondanti.
Si narra che il primo esempio risalga al 1991, da parte di W.Scott Stornetta e Stuart Haber, per giungere alla prima applicazione distribuita di Satoshi Nakamoto, in materia finanziaria, che ha correlato il nome “blockchain” alle criptovalute, e quindi alla successiva speculazione finanziaria e più grande “bolla speculativa” della storia umana.
Difatti, come ogni innovazione, emerge la “genialità” di pochi che, nelle fasi di sviluppo, colgono le mere opportunità speculative.
Il modello della condivisione e distribuzione di capacità elaborative, vera opportunità del peer-to-peer, ha una storia ben più antica che, slegata dalle tecnologie, è stata applicata a modelli organizzativi aziendali, sfociati oggi nei modelli “AGILE”.

In tema informatico, il modello di riferimento è la struttura di “ARPANET”, da cui ne deriva Internet, sviluppata già nel lontano 1969, e probabilmente in tanti avranno approcciato progettazioni ICT, precorrendo quello che oggi è coniato con il termine “BLOCKCHAIN”.

La blockchain è venuta alla ribalta per gestire le criptovalute, come chiarito nel seguente filmato:



Personalmente, nei progetti ICT affrontati dal 1982, periodo in cui occorreva creare ogni strumento, e gestire risorse scarsissime e costosissime, mi hanno portato allo sviluppo, nel 1985, di una struttura dati, per la Bavaria Assicurazioni, che integrava nei record, dei file di ricerca (numero polizza, contraente e targa), dei campi che permettevano di collegare in liste, la cui somma di codici Ascii era identica (TA123456 con AT654321), qualche anno dopo registrata da Hams, al record precedente e successivo, permettendo a preistorici personal computer di ridurre i tempi di ricerca di una polizza dai 3 giorni a meno di 3 minuti. Un'esperienza applicata a qualcosa che oggi potremmo definire un algoritomo Distributed Ledger Technologies (DLT), o comunemente conosciuto come Blockchain. Nel 1991, a seguito del default finanziario della Federconsonzi, e la conseguente entrata in liquidazione coatta amministrativa di molti Consorzi Agrari Provinciali, si avviararono processi di efficientamento, adottando le tecnologie informatiche per ottimizzare. Obbiettivo era la riduzione dei costi di trasporto e facchinaggio, del valore di diverse decine di miliardi di lire, causati da informazioni cartacee distribuite inefficientemente tra le sedi periferiche, e dalla, non trascurabile collusione di alcuni funzionari con i fornitori di servizi di trasporto e facchinaggio. Come oggi, anche a 30 anni fa era prioritaria la piena valorizzazione delle risorse, oggi legate alla criticità derivante dalla globalizzazione ed alla enorme mole di dati, anche se supportati da potenze di calcolo, di archiviazione e di banda, miliardi di volte superiori. Lo scenario del 1990 era: sistema centrale S36, con unità di archiviazione composte da Hard Disk di qualche centinaio di Megabyte e sistemi a nastro (pizze), periferia dotabile di PC con decine di Megabytye, ma, maggiore criticità, la interconnessione, attraverso accoppiatori acustici su linee telefoniche che, nelle aree più remote, rendevano difficoltose anche le comunicazioni verbali, a causa di fortissimi rumori di fondo (fruscii). Quindi, il progetto prevedeva:
  • distribuzione degli archivi sulla rete di PC e Sistema centrale;
  • trasferimento di dati parziali tra le sedi;
  • protocolli di sicurezza per l'accesso;
  • criptazione delle informazioni;
  • protocolli di verifica sulla corettezza dei dati trasmessi;
  • verifica, in rete, della univocità delle transazione e la certificazione della localizzazione della merce;
  • frammentazione in blocchi, integrati nei record della merce e delle attività ad essa connesse, archiviata nei singoli luoghi e trasmessa parzialmente durante le attività di movimentazione, la cui ricostruzione permetteva la rigenerazione della tracciabilità.
Un sistema che ha permesso di efficientare la disponibilità di merce per gli agricoltori locali, e produrre un risparmio medio annuo di oltre un miliardo, delle vecchie lire, a fronte di un investimento circa 600 milioni.

Un algoritmo di Blockchain, se non il primo, creato per generare efficienza ed innovazione, e non speculazione.

Oggi, dopo l'uso speculativo, legato alla finanza, si sta riscoprendo il potenziale di un modello a supporto dell'efficienza e lo sviluppo.

Negli USA, ma seguiti a ruota Svezia, Olanda e Regno Unito, stanno applicando il modello del blockchain alle transazioni immobiliari e, il parlamento del Nevada che, nel 2017, ha approvato una legge per liberalizzare completamente il blockchain. In particolare l'articolo 13:
  • impedisce alle autorità locali di imporre qualsiasi tassa sul blockchain o sugli smart contract;
  • impedisce di richiedere qualsiasi forma di licenza per l'uso del blockchain o degli smart contract;
  • impedisce di fare qualsiasi altra richiesta sull'uso del blockchain.

Anche il governo italiano sta affrontando il tema, in chiave “OPPORTUNITA' di SVILUPPO”, creando una specifica commissione, basata su premesse di assoluta condivisibilità:
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1. PREMESSA
Per Distributed Ledger Technologies, (di seguito anche DLT), che possiamo rendere in italiano con “Tecnologie basate su registri distribuiti”, si intendono le tecnologie e i protocolli informatici che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile, decentralizzato, crittografato, che consente di validare, archiviare e aggiornare dati non alterabili e non modificabili, protetti da crittografia, verificabili da ciascun partecipante. Le DLT necessitano di una rete peer-to-peer idonea a gestire la raccolta del consenso tra i vari nodi del registro e l’approvazione delle operazioni che avvengono sullo stesso.
La blockchain è il protocollo più noto utilizzato per la memorizzazione permanente del consenso su un registro distribuito. Nato come protocollo di base del Bitcoin, la più nota tra le criptovalute, la blockchain si è presto affrancata dalla mera applicazione finanziaria e risulta adattabile a molteplici necessità, pubbliche e private.
La blockchain si basa sul superamento del c.d. middleman, ovvero i soggetti che, a qualsiasi titolo, hanno il potere di validare determinate transazioni, scambi, registri. Tale tecnologia mira a creare un meccanismo di consenso basato sulla crittografia che permette, a tutti i partecipanti alla rete, di poter confidare nella legittimità di una determinata transazione, senza la necessità che la stessa sia, in qualche modo, validata da qualsivoglia soggetto.
Negli ultimi anni sono state avviate molteplici sperimentazioni a livello globale che hanno visto l’applicazione del protocollo in parola in diversi settori. La blockchain può essere utilizzata, infatti, per la gestione di documenti pubblici o privati (passaporti, certificati anagrafici) o di registri (aziendali, personale, scolastico), per la riscossione delle imposte, per automatizzare rapporti contrattuali attraverso l’utilizzo dei c.d. smart contracts, per la tracciabilità trasparente di fondi privati o pubblici, per le certificazioni di origine e la tracciabilità di determinati prodotti ma anche per la gestione di identità digitali e la fruizione di servizi di e-government.
Nel tempo questa tecnologia emergente ha attirato l’attenzione di legislatori e regolatori a livello globale.
Il Parlamento europeo già nel 2016 riconosceva le immense potenzialità delle tecnologie basate su registri distribuiti nella Risoluzione (2016/2007(INI)) 1 osservando come tali tecnologie siano in grado di “accelerare, decentrare, automatizzare e standardizzare i processi basati sui dati a un costo inferiore (…) potrebbe consentire grandi innovazioni in termini di efficienza, rapidità e resilienza, creando però, al contempo, nuove sfide dal punto di vista della regolamentazione; (..) sottolinea inoltre che la DLT potrebbe essere utilizzata per aumentare la condivisione di dati, la trasparenza e la fiducia non solo tra il governo e i cittadini, ma anche tra gli operatori del settore privato e i clienti”.
La Commissione europea il 10 aprile 2018 ha anche promosso una partnership europea sul tema, nonché istituito un Osservatorio e un forum europeo per monitorare le iniziative nazionali, gli sviluppi e i risultati raggiunti da questi e lo scambio di best practices che possano ispirare un approccio europeo2.
Attraverso la partnership, cui il Governo italiano ha aderito il 27 settembre 2018 su iniziativa del Ministro Luigi Di Maio, la Commissione europea intende consolidare il ruolo di imprese, attori pubblici e centri di ricerca europei nello sviluppo di questa tecnologia nella consapevolezza che “l’Europa si trova nelle condizioni adatte ad assumere un ruolo guida globale nello sviluppo e nelle applicazioni della blockchain e delle tecnologie basate su registri distribuiti, le quali possono cambiare il modo in cui cittadini e organizzazioni collaborano, condividono informazioni, eseguono transazioni, organizzano e forniscono servizi.”
L’Italia non può essere da meno e deve rivestire un ruolo propulsivo nel dibattito in corso a livello europeo e globale. Le tecnologie DLT e la blockchain, in particolare, stanno diventando sempre più centrali nello sviluppo del digitale tanto a livello di iniziativa privata, quanto nel settore pubblico, e l’Italia deve saperne sfruttare la rilevanza strategica e promuoverne la ricerca e lo sviluppo.
DLT e blockchain, nello scenario della quarta rivoluzione industriale, stanno attirando investimenti significativi a livello globale e proponendo questioni regolatorie particolarmente rilevanti. Per consentire all’Italia di avere un ruolo trainante nello sviluppo di questi settori e rendere il nostro Paese protagonista del cambiamento, è necessaria una compiuta analisi del fenomeno, del potenziale competitivo dell’industria italiana e valorizzare le best practices esistenti, attraverso l’elaborazione di una Strategia Nazionale sulle Tecnologie basate su Registri Distribuiti (di seguito anche Strategia Nazionale Blockchain).

Le tecnologie ICT, tra le quali la blockchain, devono divenire il volano per la crescita dell'Italia, abbatendo il principale ostacolo dell'individualismo ed isolamento, che deve essere contrapposto da una cultura della crescita sinergica. Una cultura che deve essere trasmessa alle PMI dai consulenti, associazioni di categoria e pubblica amministrazione, coinvolgendo, o creando le figure necessarie:



Le tecnologie ICT sono oggi accessibili ai più, i giga che costavano diversi miliardi, e migliaia di metri quadri, oggi costano pochi euro e contenuti in centimetri quadrati, ma anche le infrastrutture trasmissive permettono di sviluppare Business Model con costi sostenibili, anche fruendo dell'innovazione e delle tecnologie di grandi player com Cisco. L'integrazione della BLOCKCHAIN con l'ARTIFICIAL INTELLIGENCE, con la BIG DATA ANALYSIS e le piattaforme CLOUD, può rivoluzionare i modelli organizzativi e di business, valorizzando le eccellenze della competenza e della creatività degli italiani, che da millenni hanno condotto all'innovazione l'intera umanità.

Le tecnologie possono supportare, con estrema efficienza, le interconnessioni tra soggetti operanti in filiere, favorendo un solido matching tra aziende, non mero marketing, ma basato sull'integrazione di competenze eccellenti, che con la digitalizzazione hanno avviato il processo d'innovazione e di apertura verso la trasparenza.


Innovazione e sviluppo che potranno essere applicati a tutti i settori economici, ma anche sociali, dalla sanità, all'amministrazione pubblica, all'agricoltura ed alimentazione, alla manifattura, alla sicurezza, ecc.
Sviluppo di innovazione in modalità innovativa, creando sinergie nella condivisione attraverso la creazione di incubatori territoriali o tematici.

Innovazione in modalità “AGILE”, senza l'applicazione di modelli prestrutturati che impedirebbero la reale innovazione. Come per l'ICT, anche le principali aziende mondiali, operano in regime di continua “Sperimentazione”, strettamente legata a skills più complessi che, come ha dichiarato il dr. Ciccolini, CIO di Whirlpool, occorrono competenze multiple (di business e di ICT). Un processo d'innovazione che deve nascere dal capitale umano, come dichiarato da AXA, in cui il coordinamento dei processi d'innovazione è affidato alla responsabile Human Resources.





Occorre recuperare, per l'intera umanità, il gap generato da oltre quattro secoli di mancata innovazione, a cui non è corrisposto un fermo demografico e di sfruttamento dell'ambiente.
Occorre andare “OLTRE l'AGILE”, distruggere per costruire e costruire dalla distruzione, non certamente l'ambiente ma i modelli. Avere il coraggio di adattarsi al modello con cui il nostro universo è nato e si evolve, dal Big Bang, e di cui sappiamo ancora poco. Modelli in continua evoluzione, difficilmente regolamentabili a priori, che necessitano di sperimentazione e rapidi adattamenti, che sovrappongono a regole standardizzate prodotte dalle Università a Cultura della sperimentazione ed Innovazione, che si rigenerano parallelamente all'evoluzione e rigenerazione dell'ambiente che ci circonda, altrimenti corriamo il rischio di finire come i Grandi Dinosauri, che pensavano di dominare l'Universo a loro conosciuto, o, più recentemente, i popoli dell'Isola di Pasqua.




L'Italia, come il resto del Mondo, hanno quanto necessario, anche il supporto di risorse pubbliche, per cui restare al palo non può che essere una scelta legata a limiti culturali.


Piano prof. Michele
m.piano@laboratoriosostenibilita.ch

giovedì 27 settembre 2018

PROGETTARE E CONDURRE L'INNOVAZIONE


Il Laboratorio della Sostenibilità, la Supsi ed Università italiane, hanno in corso la progettazione di strumenti per supportare l'INNOVAZIONE SOSTENIBILE, e gli attori coinvolti in questo processo:
- Business Analyst
- Consulenti e tecnici ICT
- Facility Manager
- Human Resouces
attraverso Webinar, Seminari, Corsi di Formazione Superiore, Tool, Template, ed un libro edito da FrancoAngeli.

Saremo lieti della sua gradita collaborazione per i suggerimenti che vorrà fornire attraverso la compilazione di questo breve questionario.

Compilando questo sondaggio, che richiederà solo 5 minuti, ci aiuterà ad ottenere i migliori risultati.







 
 

 


 




lunedì 3 settembre 2018

INNOVAZIONE RETI DISTRIBUTIVE/APPLICATIVE


Dal 2008 i Manager e gli imprenditori si sentono come un'automobilista nella nebbia, il cui primo istinto è quello di rallentare,


oppure seguire chi ci precede, senza considerare che potrebbero essere pessimi autisti che procedono con estrema lentezza


o condurci in un burrone.



L'Italia ha bisogno di strategie nuove e coraggiose


Ogni Manager ha come principale obbiettivo:
  • accrescere il fatturato della propria azienda;
  • innovare i prodotti e le strategie;
  • acquisire nuove quote e nicchie di mercato;
  • ricercare risorse da destinare alla crescita della propria azienda;
  • fidelizzare la propria rete commerciale ed i clienti, diretti ed indiretti;
  • supportare la crescita delle proprie reti.

Attraverso l'INNOVAZIONE le aziende possono disporre delle risorse per raggiungere tutti gli obbiettivi.

L'innovazione del nostro paese è strettamente correlata ad un'evoluzione culturale che non può prescindere dalla collaborazione con le Università. Molte aziende italiane procedono alla loro innovazione, spesso in collegamento con centri di ricerca ed Università, ma, spesso, sottovalutando l'innovazione delle proprie reti che interfacciano gli utenti ed il mercato.
Solo attraverso l'innovazione congiunta di aziende strutturate e delle loro reti può condurre il nostro paese verso l'obbiettivo 4.0, avviando in Italia un processo di stabile sviluppo sostenibile.
Le misure messe a disposizione dal Governo Italiano possono creare importanti opportunità sia per le aziende produttrici/distributrici, che spesso le utilizzano, che per le loro reti, completamente escluse.
In correlazione ai progetti, che il Laboratorio della Sostenibilità ha in corso con le Università italiane, per i quali necessita di collazionare ed elaborare i dati dei processi finalizzandoli all'affinamento delle soluzioni in sviluppo, le imprese strutturate italiane possono avviare un processo d'innovazione sulle loro reti, dall'edilizia alle tecnologie, dall'alimentazione alla sanità.

Un'opportunità che i Manager italiani non possono perdere, in quanto l'innovazione delle reti produrrebbe ricadute importanti, stabili nel tempo, alle aziende che le coordinano.

La filosofia alla base del progetto complessivo è basata su un modello che, a supporto dell'innovazione di prodotto e di processo nelle industrie produttrici di componenti, porti l'innovazione nelle reti applicatrici per trasmettere l'innovazione agli utenti.



IMPEGNI
BENEFICI
Associazione di Categoria
Comunicazione e coinvolgimento dei Manager e delle aziende associate
Erogazione delle attività di coordinamento e comunicazione, che saranno previsti nei singoli progetti.
Organizzazione e gestione di incubatori tecnologici e di filiera
MANAGER/AZIENDA
Comunicazione e coinvolgimento alla propria rete all'iniziativa
  • Finanziare le proprie forniture innovative e per lo sviluppo dei prototipi
  • Fornire know-how
  • connettere ai propri sistemi ERP ed Industria 4.0 la propria rete
  • Sviluppo di nuovi prodotti/soluzioni
  • incremento della fidelizzazione della propria rete
  • incremento del proprio mercato, attraverso la qualificazione e crescita della propria rete ed alle attività divulgative coordinate
  • Internazionalizzazione e finanziamento dei prototipi, inclusi quelli sviluppati in collaborazione con la propria rete
CLIENTI, DISTRIBUTORI, PARTNER PRODUTTORI
Nessun impegno, ad esclusione della fornitura di informazioni tecnico/amministrative, necessarie all'approntamento del progetto di Innovazione
  • Finanziare l'acquisizione di prodotti e la produzione di prototipi
  • Acquisire formazione e know how, su materiali e tecnologie prodotte/distribuite dall'azienda
  • visibilità sul territorio derivante dalle attività divulgative
  • innovazione delle proprie strutture verso Industria 4.0
  • digitalizzazione aziendale e piattaforme ERP/CRM
  • recupero del costo del personale coinvolto nell'innovazione
LABORATORIO, UNIVERSITA' e PARTNER TECNOLOGICI
Assunzione dei costi iniziali di progettazione
  • Sviluppare attività di ricerca e formativa
  • coordinamento dei progetti d'innovazione


Un modello di sviluppo che può essere personalizzato per singola Associazione o singola Azienda.



mercoledì 28 marzo 2018

HR-RECRUITING 4.0 - INNOVARE per COMPETERE e CRESCERE



Ecco come finanziare integralmente l'innovazione e la crescita

Industria 4.0 è uno dei temi maggiormente sostenuti dal Governo Italiano, e saranno le aziende che hanno investito ed investiranno nell'innovazione dei sistemi produttivi, informativi di fabbrica e di gestione ed acquisizione della clientela e dei fornitori, Big Data e Analytics, a cogliere le opportunità del secolo in corso ed affrontare il prossimo futuro.
Bisogna però dire in modo molto chiaro che nessuna tecnologia al mondo può funzionare senza persone di valore opportunamente selezionate, e formate con le competenze di mestiere (hard skill) e quelle trasversali (soft skill) per poter affrontare questa rivoluzione tecnologica.

In questo contesto di grande cambiamento l'imprenditore o il manager si sente come un'automobilista nella fitta nebbia,

 il cui primo istinto è quello di rallentare o addirittura fermarsi. Il ragionamento successivo potrebbe poi portarlo a seguire chi lo precede, senza considerare che potrebbe essere un pessimo autista



 che lo potrebbe portare fuori strada o a fare un incidente.


Occorre affrontare l'innovazione, senza temerla, coinvolgendo tutti gli attori:



Un progetto concreto, realistico, immediato che ha per obiettivo quello di sviluppare una piattaforma intelligente da mettere a disposizione delle Società di Selezione per la consulenza alla loro clientela.
In particolare la piattaforma dovrà dare i seguenti output:
  1. In base all’audit sulle Risorse Umane presenti in azienda:
    1. GAP delle competenze e delle attitudini, per l’elaborazione dei piani di sviluppo
    2. Individuazione dell’ammanco di ruoli chiave, per la definizione della strategia di ricerca di personale qualificato
  2. In base alla strategia ed il piano di innovazione futuro:
    1. definizione delle NUOVE competenze e attitudini, per l’anticipazione dei piani di sviluppo
    2. definizione dei NUOVI ruoli, per le strategie di recruiting a medio termine.
Questi ultimi i temi centrali del convegno organizzato in Assolombarda, in collaborazione con il Politecnico di Milano.











di cui un estratto degli interventi su "STIPENDI 4.0"
:



Il Capitale Umano è anche al centro di convegni legati all'innovazione tecnologica, che vedrà l'AI (Artificial Inteligence) elemento rivoluzionante di tutti i processi aziendali, e non solo, impattando il lavoro di ognuno degli attori coinvolti in questo processo, come discusso nel convegno:




in cui il mondo accademico (dal Politecnico di Milano al MIT), grandi operatori (Oracle, Google, ecc.), grandi utenti (Candy, Pirelli, A2A), centri di ricerca AI e nuove eccellenti startup, hanno discusso sullo stato dell'arte ed i prossimi sviluppi, di cui alcune interessanti slide sul tema "lavoro":









Un processo d'innovazione che avrà un0evoluzione esponenziale nei prossimi anni, in cui le aziende potranno crescere o crollare. 
Le società di Recruiting, anch'esse imprese, dovranno innovarsi, e promuovere l'innovazione, in quanto attori fondamentali.

Il Recruiting di figure aziendali, ed in particolare manageriali, è un compito complesso, come ben sanno le società specializzate ed i loro consapevoli clienti. Un interessante approccio all'analisi del candidato può essere svolto dall'analisi del comportamento nella sua vita sociale, ed in particolare negli sport e nei giochi. Un modello adottato dalle grandi università americane ed inglesi.
In questo la Gamification può divenire un valido strumento di supporto per gli HR
Una semplice alternativa può essere realizzata con l'uso dello storico, ed italiano, Bigliardino o Calciobalilla. Osservando il giocatore si possono ricavare numerose informazioni, tra le quali ne esempllifico alcune fondamentali:
  • soggetto che rulla (mulinella), esprime capacità creativa, scarso rispetto delle regole, improvvisatore (non pianifica gli effetti), poca attenzione agli altri ed ai benefici per la società (non considera che la pallina possa volare e colpire gli spettatori);
  • soggetto che con calma effettua passaggi precisi, denota creatività correlata all'uso delle regole per i suoi fini, logica e razionalità, pianificazione e rispetto del pubblico, efficienza nell'uso delle risorse (non consuma energie in movimenti inutili) e presta attenzione ai rischi delle proprie azioni ed al disagio degli altri (evitando di fare eccessivo rumore)
Maggiori saranno le informazioni, ricavabili per le capacità di leadership, nel gioco a quattro, analizzando alcuni aspetti collaborativi con il compagno di squadra (posizione dell'attaccante, passaggi, ecc.)  



Il progetto HR 4.0, ha l'obbiettivo di supportare l'innovazione delle Agenzie di Recruiting, ma anche fornire loro le piattaforme a supporto dell'innovazione dei loro utenti.

La composizione dei team di progetto sarà la seguente:
ARU, Architettura Risorse Umane, società specializzata dal 1991 in servizi di consulenza, organizzazione, valorizzazione e selezione delle Risorse Umane a Lugano (Svizzera), le società di Head Hunting e le agenzie di Recruitment selezionate, in collaborazione con il Laboratorio della Sostenibilità, le Università ed i Partner informatici qualificati, nello sviluppo di un progetto d'innovazione, con il totale sostegno finanziario del Governo Italiano.
Insieme per divenirne protagonisti nell'erogazione dei nostri servizi oggi ed in un mondo in grandissima evoluzione, con l'assistenza di tecnologie 4.0 quali la Business Intelligence, i Big Data, Machine Learning ed Algoritmi d'Intelligenza Artificiale, opportunamente sviluppati per rendere automatici i processi di analisi di Hard e Soft Skills, ricavate da matrici multidimensionali contenente variabili generate da piattaforme telematiche (grafologia, psicomorfologia, analisi PNL e videointerviste, gamming, test, ecc.).
I dati elaborati saranno incrociati con le attuali e future esigenze di capitale umano, della società utente, oggetto di elaborazioni di: test, questionari, analisi Big Data e dati rinvenienti da piattaforme di Decision Support System.





Quali saranno i vantaggi per le società e le agenzie di Recruitment selezionate:
  • risorse economiche per la propria struttura
  • immagine di alto profilo
  • possibilità di erogare consulenza d'innovazione alla propria clientela
  • utilizzo della piattaforma e del software ad essa correlato
  • risorse per l'organizzazione di eventi
  • costi sostenuti da finanziamenti legati al coinvolgimento nelle attività di ricerca

Una piattaforma, completamente finanziata, da integrare nei sistemi informativi delle Società di Ricerca e Selezione del Personale, integrata nelle proprie piattaforme informatiche, che permetterà di innovare ed erogare nuovi servizi alla propria clientela.
Industria 4.0 è un'opportunità ma anche una criticità nella gestione del personale presente nelle aziende, ed in particolare nella ricerca di personale dotato delle skill e degli atteggiamenti necessari ad integrarsi nel processo evolutivo aziendale.
Siamo convinti che le Società e le Agenzie di Recuitment assumeranno sempre più un ruolo strategico nel sostegno evolutivo dei loro clienti, passando da un ruolo di provider esterno, mero erogatore di servizi, a ruolo di partner per la consulenza qualificata nella definizione della strategia presente e futura sulle Risorse Umane delle imprese Italiane.
Occorre pertanto procedere ad una valutazione degli skill presenti in azienda e la ricerca di personale qualificato, oltre che per l'attuale configurazione aziendale, in proiezione dell'evoluzione futura in ottica Industria 4.0. Questo è il progetto avviato dal Laboratorio della Sostenibilità Svizzero, in collaborazione con numerose Università, che si pone l'obbiettivo di realizzare una piattaforma autovalutativa da integrare nei sistemi informativi delle agenzie operanti nella selezione del personale. Una piattaforma che, attraverso l'analisi profonda e proiettiva, rileverà lo stato dell’attuale copertura in termini di ruoli e competenze e la proietterà alle future esigenze aziendali, incrociandole con analisi Big Data, CV di candidati, questionari, test, analisi grafologiche, analisi morfopsicologiche, opportunamente elaborati con algoritmi, finalizzati all'individuazione delle più idonee figure.

Le società che collaboreranno alla realizzazione usufruiranno dell'uso della piattaforma e del recupero di parte dei costi del loro personale.

Una piattaforma che, avvalendosi della collaborazione di importanti università italiane, quali la Piemonte Orientale, la Statale Bicocca di Milano, sarà in grado di incrociare una molteplicità di dati ed analizzare le esigenze aziendali, attuali e proiettate in ottica Industria 4.0, che saranno analizzati con il supportto del Polo RSM e l'Università di Genova.

Insieme in un progetto di innovazione completamente finanziato.

Alternative possibili: ognuno sarà costretto ad affrontare autonomamente, con costi che potrebbero risultare insostenibili, un percorso d'innovazione obbligato per adeguarsi alle necessità del mercato.

Nell’era globale di Internet, dell’e-commerce, del web-marketing e delle tecnologie intelligenti, emerge prepotentemente l’opportunità di essere più competitivi grazie alla digitalizzazione dei dati aziendali da un lato, ed all'innovazione dei processi, e della relazione col proprio e-mercato tramite l’intelligenza artificiale e le analisi predittive dall’altro.
In un momento in cui i mercati stanno attraversando la peggior crisi economica e politica dal dopoguerra, le imprese non possono più perdere l’occasione di accelerare il processo di innovazione. E’ possibile essere competitivi sui mercati nazionali ed internazionali sfruttando le opportunità date dalla digitalizazione e dall’innovazione di processo grazie alla valorizzazione intelligente dei big data, dall’internet delle cose, dal machine learning e dai metodi di predizione.
Ma le aziende per entrare nel pocesso di innovazione in modo virtuoso, utile e sostenibile, in particolare in un settore come quello della Indutry 4.0 che richiede un know how specifico, conoscenza, spesso patrimonio della ricerca, capacità verticali, capacità di management mirate anche all’innovazione, in settori dirompenti quanto nuovi, necessita di un supporto spinto nel campo delle Risorse Umane per rivoluzionare e riorganizzare la propria organizzazione.

La quarta rivoluzione industriale non causerà la fine del lavoro e non renderà “definitivamente inutile il lavoro umano” che, se sapremo valorizzarlo, “continuerà ad avere campi amplissimi nei quali esprimersi, rispondendo a esigenze vitali delle singole persone e della società. E sarà la stessa disponibilità di lavoro umano generata dalla scomparsa dei vecchi mestieri a stimolare la capacità di inventarne di nuovi“. Sono le conclusioni dell’indagine conoscitiva svolta dalla 11a Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato intitolata “L’impatto sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale”. L’indagine è stata svolta attraverso l’audizione di attori appartenenti al mondo dell’impresa, delle organizzazioni sociali, delle istituzioni civili e religiose che stanno affrontando le sfide della digitalizzazione del lavoro da diversi punti di vista.
Le conseguenze possono riguardare sia i modelli di business che i processi produttivi che, soprattutto, una nuova modalità di relazione con i consumatori e con i mercati, attraverso percorsi di coordinamento più efficienti, personalizzati ed immediati, resi possibili dalla tecnologia. La sua caratteristica è l’integrazione tra i processi fisici e le tecnologie digitali secondo un rinnovamento dei modelli organizzativi. O meglio, il divenire intelligente della produzione sta seguendo una molteplicità di strade, in linea di discontinuità o continuità con il passato. Le grandi fabbriche affrontano il superamento delle linee e la loro sostituzione con “isole” autonome dove convivono uomini e macchine, team di lavoratori e robot. Le piccole imprese accentuano invece una caratteristica tutta italiana della divisione del lavoro, sono concentrate nei distretti, specializzate in produzioni di nicchia e si adoperano per far convivere abilità artigianali classiche con quelle digitali.
Anche il nuovo rapporto con i consumatori sconvolge l'organizzazione del lavoro, tanto che alcuni studiosi affermano che la fabbrica intelligente sta alla personalizzazione di massa come la fabbrica taylorista stava alla produzione di massa. Il pensiero manageriale non può avere oggi lo sguardo rivolto al passato, ma deve produrre lo sviluppo di soluzioni innovative e sperimentali per favorire l’emergere di principi organizzativi rivoluzionari in grado di rendere fluido, competitivo e “umano” l’ambiente produttivo.
Troppo spesso però il tema viene affrontato unicamente dal punto di vista delle novità tecnologiche e declinato nei capitoli degli investimenti e della politica industriale, lasciando in secondo piano l’enorme impatto sul mercato del lavoro. La recente indagine conoscitiva della Commissione Industria della Camera ha osservato che “… Industria 4.0, a differenza della precedente rivoluzione industriale nella quale la tecnologia si affiancava all’uomo per migliorare e rendere più produttive le attività umane, si propone come paradigma che, sebbene parzialmente, non si limita ad affiancarsi ma per talune attività si sostituisce all’uomo”. Il cambiamento tecnologico non appare peraltro neutrale negli effetti che potrà avere sui rapporti sociali ed economici.
Il tessuto produttivo e il mercato del lavoro sono quindi destinati a cambiare con velocità, pervasività e profondità, facendo venire meno i caratteri dominanti nel secolo passato in relazione ai quali il nostro diritto del lavoro si è strutturato.
Uno dei maggiori impatti della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro sarà quindi quello relativo ai nuovi fabbisogni di competenze e quindi alla preparazione dei lavoratori. Si tratta di un profilo trasversale alle diverse conseguenze del salto tecnologico.
Qui consideriamo le modalità di acquisizione delle capacità preliminari ad essere continuamente occupabili.
Il riferimento è sia alle competenze di tipo tecnico-specialistico, che ruotano principalmente intorno alla componente digitale, applicata ai processi di produzione, come alle attività di progettazione degli stessi, sia alle competenze trasversali (soft skills) che possono consentire ai lavoratori un miglior approccio a scenari mutevoli e complessi, inclusa l’attitudine all’autoimprenditorialità e alla resilienza. Sullo sfondo si esaltano l'educazione morale e le conoscenze di base che generano le capacità di selezione delle fonti, di comprensione, di calcolo, di accesso alle tecnologie. Per la prima volta le fonti di apprendimento informale prevalgono su quelle formali, sollecitando adeguati strumenti critico-riflessivi per un necessario discernimento.
Consegue a quanto detto l'impossibilità di fissare una trasformazione continua e complessa in figure e professioni decise a tavolino. Più utile è invece rendere le imprese capaci di valutare in modo costante i fabbisogni di competenze, senza la pretesa di una previsione a lungo termine e senza adattare la produzione ai modelli professionali esistenti, bensì con l’onere di costruirne sempre di nuovi.
Il mercato del lavoro non potrà rimanere lo stesso alla luce della nuova rivoluzione industriale. Nel corso degli ultimi anni abbiamo già assistito ad una forte riduzione della durata media dei contratti di lavoro e la transizione da un posto di lavoro a un altro è sempre più statisticamente una normalità. Il numero dei contratti a termine è cresciuto ampiamente a partire dai primi anni 2000 e abbiamo raggiunto nel 2015 la media europea del 14% sul totale. A ciò si aggiunge come negli ultimi anni si sia ridotta considerevolmente anche la durata media dei contratti a tempo indeterminato. I dati europei mostrano come, in particolare per le nuove generazioni, la tendenza alla transizione, anche tra contratti a tempo indeterminato, sia frequente. Se nel 1995 il 29% dei lavoratori tra i 25 e i 39 anni avevano un tempo di permanenza media in un posto di lavoro superiore ai 10 anni, nel 2015 questa percentuale si è ridotta al 18%, con un parallelo aumento di coloro che hanno tempi di permanenza tra 1 e 4 anni. Lo scenario di Industria 4.0, fortemente legato ai processi di innovazione, non potrà che accentuare il trend di transizione costante; è anzi possibile immaginare che ne amplierà ed arricchirà i contenuti.

L’obiettivo a breve dello steering committee
Durante la fase 1 del progetto selezione, entro il 15.4.2018, 20 partners qualificati, attivi nel campo della ricerca e selezione di personale, con una comprovata expertise e consolidata presenza sul territorio.
A maggio avverrà l'assegnazione delle risorse finanziate ai 20 partners e dare avvio alle attività di progetto, con la definizione del GANTT quadriennale.

per info ed approfondimenti:
Dr. Guido De Carli
Managing Director ARU Lugano
guido.decarli@aru-sa.com