Certificate
of Advanced Studies SUPSI e Corso di Alta Formazione
UNIRSM in BUSINESS ANALYSIS (ISO 56002-2019 “Innovation
Management System”)
Borse di Studio per professionisti
italiani
L'Innovazione nasce dalla
cultura, ed è questo il compito delle Università, ma occore
fornire gli strumenti a Commercialisti, Consulenti, Innovation
Manager, HR Manager. Questo il ruolo principale delle Università ed
il loro apporto attraverso la Formazione Superiore, Master.
Sono aperte le
candidature, per Commercialisti, Consulenti Aziendali ed Esperti di
Finanza Agevolata, a 30 Borse di Studio, per la frequenza del CAS in
Business Analysis della SUPSI svizzera www.supsi.ch(Scheda Corso SUPSI)
Ed un viaggio premio nel paese divenuto un modello di Sostenibilità: Costa Rica per i cinque migliori corsisti.
a totale copertura dei costi.
La formazione avanzata è
rivolta a professionisti che abbiano l'ambizione di evolvere/affinare
le proprie competenze e capacità per accompagnare i propri assistiti
verso l'INNOVAZIONE 4.0, certificandole ed applicandole,
con il supporto dei docenti, nello sviluppo di BEST PRACTICES.
Sometimes
it is the people no one can imagine anything of who do the things no
one can imagine.
A
volte è la gente che nessuno può immaginare che fa le cose che
nessuno può immaginare.
Alan
Mathison Turing
Un
Business Model realmente innovativo può sembrare complesso ed incredibile, ma risultare concreto e fattibile.
Innovare equivale a
rivoluzionare, per cui gli aspetti culturali e le ostatività
psicologiche sono le principali difficoltà da affrontare. Il compito
del Business Analyst sarà quello di analizzare la struttura
aziendale, individuare e coordinare gli stakeholders, pianificare i
processi d'innovazione ed i nuovi business model, da cui tracciare il
lavoro per i Project Manager. Una pianificazione che, per la sua
complessità, dovrà spesso essere presentata scomponendo le attività
nella modalità con cui la natura procede con i suoi elementi, ove,
ad esempio, le api hanno chiara visione del loro modello di
sopravvivenza, non conoscendo il disegno più vasto, previsto dalla
natura, che permette la ripriduzione della flora terrestre e la
sopravvivenza della vita sulla terra.
Attraverso certificate
procedure ed il supporto di template e tool, commercialisti e
consulenti aziendali, possono condurre le attività di Business
Analysis nelle modalità corrette ed efficaci.
Ogni
progetto non può essere frutto di improvvisazione ed affidato alla
fortuna. Occorre che dati, informazioni, analisi, siano accuratamente
valutati e finalizzati allo sviluppo di un dettagliato Business
Model. Questo è il ruolo del Business Analyst, che dovrà supportare
l'azienda nella definizione delle strategie idonee e nella
valutazione dei rischi. Il risultato del lavoro del Business Analyst
deve essere un corretto e condiviso business model, o la
determinazione della non fattibilità del progetto. È dal business
model che dovranno sorgere il/i processi da affidare alla conduzione
del Project Manager, con il quale sarà strutturato il “Disegno
tecnico” del singolo processo.
È
appunto nel “Disegno” che si distinguono i ruoli del Project
Manager dal Business Analyst, se il lavoro del primo, paragonabile ad
un disegno tecnico, in cui norme ed informazioni tecniche permettono
di regolamentare il processo, per il Business Analyst, le variabili
da considerare sono molteplici e mai omogenee. Il Business Analyst
deve considerare sia gli aspetti tecnici e normativi, ma anche quelli
di marketing, culturali, sociali, relazionali, organizzativi, e molti
altri, in relazione al grado d'innovazione del processo o del
prodotto. Quindi, il “Disegno” ingegneristico del Project Manager
diviene un progetto architettonico, o meglio, un quadro di Raffaello,
ove esigenze ed input del committente (azienda) devono essere
armonicamente integrate e trasformate in un'opera artistica.
Da
questo deriva la complessità del lavoro del Business Analyst che
necessita di una pluralità di competenze ed esperienze, amalgamate
da particolari attitudini. Una figura estremamente costosa per le
PMI, che può generabile attraverso una corretta formazione e
l'utilizzo di schemi e tool, opportunamente algoritmizzati per
supportare la conduzione delle attività di business analysis da
parte di consulenti, manager e commercialisti. Formazione e supporti
finalizzati a valorizzare e schematizzare le competenze, nel mettere
in riga, evitando di trascurare aspetti rilevanti, l'intero flusso
delle attività di costruzione e verifica di un business model.
I
candidati dovranno inviare richiesta, all'indirizzo mail:
segreteria@laboratoriosostenibilita.ch, avente ad oggetto:”BORSA DI
STUDIO BA”, per ricevere l'eleco dei documenti necessari alla
predisposizione del dossier di valutazione.
Progettazione e Borse di Studio per
la Formazione Avanzata.
Personalmente ringrazio per il
superamento dei 100 contributi, pervenuti attraverso il sondaggio
(https://www.survio.com/survey/d/L0F2I2T5X0S6P9G3N),
da tecnici e ricercatori, nell'individuazione dei percorsi
formativi per figure richieste dalle Aziende ICT e PMI che avviano un
percorso d'Innovazione.
Nuova Formazione Avanzata correlata
ai progetti d'Innovazione, erogata dalle Università,
che fruirà di Borse di Studio.
La raccolta delle candidature per i
primi corsi in Business Analysis, per commercialisti e consulenti che
condurranno l'innovazione delle PMI, e Facility Manager, per
Amministratori condominiali, Architetti e professionisti che
condurranno l'edilizia italiana verso la piena sostenibilità, sarà
avviata nei prossimi giorni.
L'Innovazione può essere sviluppata
solo in presenza di Cultura dell'Innovazione, sia nelle
tecnologie che nella gestione e conduzione.
Nessun progetto può essere avviato
senza la propedeutica attività formativa, sia da chi ha la
cultura, e vuole trasmetterla, che da parte di chi ha fame di
cultura, e vuole riceverla per innovare la propria professione e
coloro a cui la vuole applicare alle strutture ed aziende con cui
collabora (Business Analysis, Facility Management, Innovation ed ICT
management, ecc.), quindi i vostri contributi sono graditi sul
sondaggio, in particolare da chi ritiene di voler operare nella
formazione di figure.
Formazione alla base
dell'Innovazione, un impegno per tutti gli italiani, che
necessita della più ampia condivisione, anche per supportare le
attività di ricerca ed i ricercatori.
Il Credito d'Imposta,
presente tra gli incentivi italiani dal 2007, è correntemente
utilizzato in numerosi paesi europei per finanziare la ricerca, come
per l'Irlanda e la Germania. Uno strumento che riduce notevolmente i
costi burocratici delle Pubbliche Amministrazioni, che in Italia
erodono dal 23 al 73% dei fondi disponibili.
Nelle PMI Italiane, la
ridotta lungimiranza, l'assenza di consulenti dell'innovazione
(Innovation Manager), nonchè di Business Analyst, coniugata alla
ridotta apertura delle Università a progetti di dimensione ridotta,
impedisce l'indispensabile innovazione. Un compito a cui le
Università impegnate con il Laboratorio della Sostenibilità hanno
colto pianificando una specifica formazione queste ed altre figure,
che lo stesso decreto finanzia nella formazione e nell'assunzione.
Le organizzazioni
strutturate, delle Grandi Imprese, hanno valorizzato pienamente lo
strumento del Credito d'Imposta in Innovazione e Ricerca, in quanto
le attività richieste per la fruizione sono svolte correntemente,
richiedendo, ed ottenendo, l'incremento del massimale annuo dai 5
milioni agli attuali 20 milioni.
Le PMI, che costituiscono
il 99% del sistema economico italiano, necessitano di un supporto per
la loro crescita per cogliere le opportunità disponibili, non
necessitando di ulteriori strumenti. In particolare lo strumento del
Credito d'Imposta Innovazione e Ricerca, avviato nel 2015, permette,
con la corretta conduzione, di sviluppare un percorso d'innovazione
concreto, senza la necessità di partecipare a bandi, dalla
ridottissime probabilità, ma con la certezza di disporre dei fondi,
in quanto non ancora versati allo stato.
Gli Innovation Manager, i
Business Analyst e gli Imprenditori devono lavorare nello sviluppo di
un progetto, correttamente proporzionato alle reali capacità ed
opportunità, in cui l'innovazione deve divenire il mezzo.
Raramente le PMI
dispongono al loro interno delle figure necessarie ad affiancare
l'imprenditore nella conduzione di processi complessi, come
l'Innovazione, che per le aziende strutturate sono visti come
semplici opportunità. Un importante ruolo lo possono rivestire i
Commercialisti, i consulenti ICT, le Associazioni di Categoria, i
consulenti di Finanza Agevolata, tutti attori che dovrebbero porsi
l'obbiettivo di far crescere il proprio cliente/associato, in quanto
fonte di lavoro nel tempo, anche supportati dalle attività formative, di cui al sondaggio nell'articolo del 27 settembre 2018.
Se la sopravvivenza, e la
crescita, delle Imprese italiane è correlata alla loro Innovazione,
ed il Credito d'Imposta Innovazione e Ricerca è lo strumento certo e
di immediata attuazione, quali le possibili scelte per un
imprenditore:
Astenersi
dall'Innovare, per cui ogni riflessione sulle ripercussioni non
merita ulteriori narrazioni;
Utilizzare il
Credito d'Imposta per recuperare le risorse investite, internamente
ed in commesse Extra Muros (centri ricerca universitari). Attività
tipica per le Grandi Imprese;
pianificare un
progetto d'Innovazione con i propri consulenti, commissionando
attività di ricerca e coinvolgendo il proprio staff;
integrare il proprio
processo d'innovazione in progetti di ricerca in corso, valorizzando
i costi sostenuti per attività utili alla ricerca in corso e
pianificando un progetto pluriennale in stretta collabolarazione con
le Università.
Le due ultime opzioni,
con il necessario supporto, possono divenire il volano per lo
sviluppo italiano, valorizzando le capacità, ma necessitano che
venga debellato il tradizionale individualismo. Il grafico seguente
rappresenta la comparazione dei due modelli in un'azienda di piccole
dimensioni.
Questa è la chiave di
lettura con cui leggo la bozza di modifica prevista dal 2019:
riduzione della
soglia massima, annuale, dagli attuali 20 milioni a 10 milioni. Un
massimale doppio rispetto a quello originario ed irragiungibile
dalle PMI italiane, cioè per il 99% delle imprese italiane, che
necessitano di questo strumento per innovarsi;
necessità di
definire, attraverso una concreta progettualità pluriennale, gli
obbiettivi, escludendo la possibilità di procedere a parziali ed
inorganiche attività d'innovazione, spesso riconducibile
all'acquisizione di un solo impianto;
riduzione
dell'aliquota di recupero dal 50 al 25% delle forniture da parte di
aziende, privileggiando, attraverso la conferma del 50% i costi
sostenuti dal personale aziendale, o da nuove figure da integrare, e
dalle attività fornite da Centri di Ricerca ed Università;
agevolazione
nell'assunzione di Manager Innovativi, indispensabili per la
crescita delle PMI, formati e selezionati dalle Università e dalle
società di recruiting dotate di competenze e strumenti innovativi.
Ruolo rilevante deve
essere svolto dalle Università, sia per supportare la ricerca che
per le attività formative, e di trasferimento culturale, anche in
considerazione di quanto dichiarato dal
presidente della Banca Mondiale Jim
Yong Kimche
commenta così il World Development Report 2019: The Changing Nature
of Work:
“La
natura del lavoro sta cambiando e lo sta facendo rapidamente. Non
sappiamo per quali lavori concorreranno i bambini delle scuole
elementari di oggi, perché molti di questi lavori non esistono
ancora. La grande sfida è quella di fornire loro le competenze di
cui avranno bisogno, indipendentemente dall’aspetto dei lavori
futuri”. Impegno pienamente svolto da molte Università, e
condiviso dal Laboratorio della Sostenibilità che ha avviato due
corsi di Formazione Superiore in Business Analysis e Facility
Management e, con le aziende ICT la valutazione di nuovi percorsi
formativi, con il loro coinvolgimento, sia nella definizione che
nell'erogazione della formazione. Suggerimenti che si stanno
raccogliendo, attraverso un sondaggio
(https://www.survio.com/survey/d/L0F2I2T5X0S6P9G3N),
finalizzato alla costruzione di percorsi formativi realmente
corrispondenti alle esigenze nelle aziende ICT e nelle PMI che
avviano un processo d'innovazione. COLORO CHE AVRANNO CONTRIBUITO, ATTRAVERSO LA COMPILAZIONE DEL SONDAGGIO, SARANNO INVITATI ALLA DEFINIZIONE DELLE ATTIVITA' DI FORMAZIONE AVANZATA ED ALLA SELEZIONE DEI DOCENTI.
Ma,
di pregevole merito risulta essere anche l'iniziativa avviata dai
colleghi Piemontesi, attraverso la Spin
System di Bruxelles,
per supportare i RICERCATORI universitari, in correlazione con le
Imprese, nell'industrializzazione delle ricerche.
Questo lo spirito alla
base dei progetti sviluppati dal Laboratorio della Sostenibilità e
le Università coinvolte. I progetti predisposti, e sperimentalmente
avviati, per le aziende ICT, per le società di RECRUITING, per gli INCUBATORI di PMI e le reti distributive (articolo del 3 settembre 2018), per il Facility nella
gestione dei CONDOMINI e le Imprese Edili, per le AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE e la valorizzazione dei beni culturali, attraverso
l'innovazione delle Imprese Edili, per le aziende impegnate nell'Alimentazione e nel BENESSERE, per le strutture di Social Housing, sono un valido esempio.
I consulenti, e le
società specializzate in finanza agevolata, devono svolgere innanzi
tutto il ruolo di Business Analyst, ed aiutare a condurre le aziende
verso l'Innovazione, attraverso una corretta Business Analysis e
supportare le PMI, con un innovation manager, nella ricerca di
progetti ed attività a cui aggregare la PMI.
Sinergie tra l'indirizzo, ed il coordinamento, nazionale e le organizzazioni locali.
Un progetto che può essere correttamente
rappresentato da una CLESSIDRA,
con gli ATTORI raggruppati per AREA, della ricerca,
dell'integrazione industriale, del coordinamento, del supporto locale
e di filiera, all'INNOVAZIONE delle PMI e la realizzazione di opere
sociali.
Uno schema in cui ogni ATTORE può ritrovare la sua
collocazione, in relazione al RUOLO che vuole, e può, rivestire, in
relazione alle capacità.
Sinergie per Innovare
l'Italia e gli italiani, che potranno produrre concreto sviluppo ed
occupazione.
Sinergie
che, come nelle amicizie e nei rapporti sentimentali, devono basarsi
su precisi valori: fiducia, rispetto, trasparenza, bilanciamento del
dare/avere. L'assenza di uno di essi ne impedirà la nascita ed
incrinerà il prosieguo, divenendo l'unico limite allo sviluppo.
Gli
strumenti, per soggetti sani, che vogliono "FARE" e non
"LAMENTARSI", ci sono tutti, per coloro che avanno il
coraggio. Meriti e Demeriti saranno solo degli Italiani.
La
traduzione letterale è "catena di blocchi", cioè un Peer
to Peer per condividere risorse informatiche (banda, memoria, CPU),
in cui i dati sono distribuiti e gestiti attraverso algoritmi che
gestiscono una tracciatura condivisa e certificata.
La
distribuzione di un registro, record o block, interconnessi e
criptati, attraverso i puntatori hash, contenuti in ogni record,
tracciano il collegamento al blocco precedente, impedendone la
modifica da parte di un sigolo utente, senza il consenso di tutti gli
attori coinvolti che hanno condiviso le regole del protocollo
adottato.
Un
modello che permette di ridurre le risorse informatiche necessarie,
grazie alla distribuzione dei database, anche se in parte ridondanti.
Si
narra che il primo esempio risalga al 1991, da parte di W.Scott
Stornetta e Stuart Haber, per giungere alla prima applicazione
distribuita di Satoshi Nakamoto, in materia finanziaria, che ha
correlato il nome “blockchain” alle criptovalute, e quindi alla
successiva speculazione finanziaria e più grande “bolla
speculativa” della storia umana.
Difatti,
come ogni innovazione, emerge la “genialità” di pochi che, nelle
fasi di sviluppo, colgono le mere opportunità speculative.
Il
modello della condivisione e distribuzione di capacità elaborative,
vera opportunità del peer-to-peer, ha una storia ben più antica
che, slegata dalle tecnologie, è stata applicata a modelli
organizzativi aziendali, sfociati oggi nei modelli “AGILE”.
In
tema informatico, il modello di riferimento è la struttura di
“ARPANET”, da cui ne deriva Internet, sviluppata già nel lontano
1969, e probabilmente in tanti avranno approcciato progettazioni ICT,
precorrendo quello che oggi è coniato con il termine “BLOCKCHAIN”. La blockchain è venuta alla ribalta per gestire le criptovalute, come chiarito nel seguente filmato:
Personalmente,
nei progetti ICT affrontati dal 1982, periodo in cui occorreva creare
ogni strumento, e gestire risorse scarsissime e costosissime, mi
hanno portato allo sviluppo, nel 1985, di una struttura dati, per la
Bavaria Assicurazioni, che integrava nei record, dei file di ricerca
(numero polizza, contraente e targa), dei campi che permettevano di
collegare in liste, la cui somma di codici Ascii era identica
(TA123456 con AT654321), qualche anno dopo registrata da Hams, al
record precedente e successivo, permettendo a preistorici personal
computer di ridurre i tempi di ricerca di una polizza dai 3 giorni a
meno di 3 minuti. Un'esperienza applicata a qualcosa che oggi
potremmo definire un algoritomo Distributed Ledger Technologies
(DLT), o comunemente conosciuto come Blockchain. Nel 1991, a
seguito del default finanziario della Federconsonzi, e la conseguente
entrata in liquidazione coatta amministrativa di molti Consorzi
Agrari Provinciali, si avviararono processi di efficientamento,
adottando le tecnologie informatiche per ottimizzare. Obbiettivo era
la riduzione dei costi di trasporto e facchinaggio, del valore di
diverse decine di miliardi di lire, causati da informazioni cartacee
distribuite inefficientemente tra le sedi periferiche, e dalla, non
trascurabile collusione di alcuni funzionari con i fornitori di
servizi di trasporto e facchinaggio. Come oggi, anche a 30 anni fa
era prioritaria la piena valorizzazione delle risorse, oggi legate
alla criticità derivante dalla globalizzazione ed alla enorme mole
di dati, anche se supportati da potenze di calcolo, di archiviazione
e di banda, miliardi di volte superiori. Lo scenario del 1990 era:
sistema centrale S36, con unità di archiviazione composte da Hard
Disk di qualche centinaio di Megabyte e sistemi a nastro (pizze),
periferia dotabile di PC con decine di Megabytye, ma, maggiore
criticità, la interconnessione, attraverso accoppiatori acustici su
linee telefoniche che, nelle aree più remote, rendevano difficoltose
anche le comunicazioni verbali, a causa di fortissimi rumori di fondo
(fruscii). Quindi, il progetto prevedeva:
distribuzione
degli archivi sulla rete di PC e Sistema centrale;
trasferimento
di dati parziali tra le sedi;
protocolli
di sicurezza per l'accesso;
criptazione
delle informazioni;
protocolli
di verifica sulla corettezza dei dati trasmessi;
verifica,
in rete, della univocità delle transazione e la certificazione
della localizzazione della merce;
frammentazione
in blocchi, integrati nei record della merce e delle attività ad
essa connesse, archiviata nei singoli luoghi e trasmessa
parzialmente durante le attività di movimentazione, la cui
ricostruzione permetteva la rigenerazione della tracciabilità.
Un
sistema che ha permesso di efficientare la disponibilità di merce
per gli agricoltori locali, e produrre un risparmio medio annuo di
oltre un miliardo, delle vecchie lire, a fronte di un investimento
circa 600 milioni.
Un
algoritmo di Blockchain, se non il primo, creato per generare
efficienza ed innovazione, e non speculazione.
Oggi,
dopo l'uso speculativo, legato alla finanza, si sta riscoprendo il
potenziale di un modello a supporto dell'efficienza e lo sviluppo.
Negli
USA, ma seguiti a ruota Svezia, Olanda e Regno Unito, stanno
applicando il modello del blockchain alle transazioni immobiliari e,
il
parlamento del Nevada
che, nel 2017, ha
approvato una legge per liberalizzare completamente il blockchain. In
particolare l'articolo 13:
impedisce
alle autorità locali di imporre qualsiasi tassa sul blockchain o
sugli smart contract;
impedisce
di richiedere qualsiasi forma di licenza per l'uso del blockchain o
degli smart contract;
impedisce
di fare qualsiasi altra richiesta sull'uso del blockchain.
Anche
il governo italiano sta affrontando il tema, in chiave “OPPORTUNITA'
di SVILUPPO”, creando una specifica commissione, basata su premesse
di assoluta condivisibilità:
*************************************
1.
PREMESSA
Per
Distributed
Ledger Technologies,
(di seguito anche DLT),
che possiamo rendere in italiano con “Tecnologie basate su registri
distribuiti”, si intendono le tecnologie e i protocolli informatici
che usano un registro condiviso, distribuito, replicabile,
decentralizzato, crittografato, che consente di validare, archiviare
e aggiornare dati non alterabili e non modificabili, protetti da
crittografia, verificabili da ciascun partecipante. Le DLT
necessitano di una rete peer-to-peer
idonea
a gestire la raccolta del consenso tra i vari nodi del registro e
l’approvazione delle operazioni che avvengono sullo stesso.
La
blockchain
è
il protocollo più noto utilizzato per la memorizzazione permanente
del consenso su un registro distribuito. Nato come protocollo di base
del Bitcoin,
la più nota tra le criptovalute, la blockchain
si
è presto affrancata dalla mera applicazione finanziaria e risulta
adattabile a molteplici necessità, pubbliche e private.
La
blockchain
si
basa sul superamento del c.d. middleman,
ovvero i soggetti che, a qualsiasi titolo, hanno il potere di
validare determinate transazioni, scambi, registri. Tale tecnologia
mira a creare un meccanismo di consenso basato sulla crittografia che
permette, a tutti i partecipanti alla rete, di poter confidare nella
legittimità di una determinata transazione, senza la necessità che
la stessa sia, in qualche modo, validata da qualsivoglia soggetto.
Negli
ultimi anni sono state avviate molteplici sperimentazioni a livello
globale che hanno visto l’applicazione del protocollo in parola in
diversi settori. La blockchain
può
essere utilizzata, infatti, per la gestione di documenti pubblici o
privati (passaporti, certificati anagrafici) o di registri
(aziendali, personale, scolastico), per la riscossione delle imposte,
per automatizzare rapporti contrattuali attraverso l’utilizzo dei
c.d. smart
contracts,
per la tracciabilità trasparente di fondi privati o pubblici, per le
certificazioni di origine e la tracciabilità di determinati prodotti
ma anche per la gestione di identità digitali e la fruizione di
servizi di e-government.
Nel
tempo questa tecnologia emergente ha attirato l’attenzione di
legislatori e regolatori a livello globale.
Il
Parlamento europeo già nel 2016 riconosceva le immense potenzialità
delle tecnologie basate su registri distribuiti nella Risoluzione
(2016/2007(INI)) 1 osservando come tali tecnologie siano in grado di
“accelerare,
decentrare, automatizzare e standardizzare i processi basati sui dati
a un costo inferiore (…) potrebbe consentire grandi innovazioni in
termini di efficienza, rapidità e resilienza, creando però, al
contempo, nuove sfide dal punto di vista della regolamentazione; (..)
sottolinea inoltre che la DLT potrebbe essere utilizzata per
aumentare la condivisione di dati, la trasparenza e la fiducia non
solo tra il governo e i cittadini, ma anche tra gli operatori del
settore privato e i clienti”.
La
Commissione europea il 10 aprile 2018 ha anche promosso una
partnership
europea
sul tema, nonché istituito un Osservatorio e un forum europeo per
monitorare le iniziative nazionali, gli sviluppi e i risultati
raggiunti da questi e lo scambio di best
practices che
possano ispirare un approccio europeo2.
Attraverso
la partnership,
cui
il Governo italiano ha aderito il 27 settembre 2018 su iniziativa del
Ministro Luigi Di Maio, la Commissione europea intende consolidare il
ruolo di imprese, attori pubblici e centri di ricerca europei nello
sviluppo di questa tecnologia nella consapevolezza che “l’Europa
si trova nelle condizioni adatte ad assumere un ruolo guida globale
nello sviluppo e nelle applicazioni della blockchain e delle
tecnologie basate su registri distribuiti, le quali possono cambiare
il modo in cui cittadini e organizzazioni collaborano, condividono
informazioni, eseguono transazioni, organizzano e forniscono
servizi.”
L’Italia
non può essere da meno e deve rivestire un ruolo propulsivo nel
dibattito in corso a livello europeo e globale. Le tecnologie DLT e
la blockchain,
in particolare, stanno diventando sempre più centrali nello sviluppo
del digitale tanto a livello di iniziativa privata, quanto nel
settore pubblico, e l’Italia deve saperne sfruttare la rilevanza
strategica e promuoverne la ricerca e lo sviluppo.
DLT
e blockchain,
nello scenario della quarta rivoluzione industriale, stanno attirando
investimenti significativi a livello globale e proponendo questioni
regolatorie particolarmente rilevanti. Per consentire all’Italia di
avere un ruolo trainante nello sviluppo di questi settori e rendere
il nostro Paese protagonista del cambiamento, è necessaria una
compiuta analisi del fenomeno, del potenziale competitivo
dell’industria italiana e valorizzare le best
practices esistenti,
attraverso l’elaborazione di una Strategia Nazionale sulle
Tecnologie basate su Registri Distribuiti (di seguito anche Strategia
Nazionale Blockchain).
Le
tecnologie ICT, tra le quali la blockchain, devono divenire il volano
per la crescita dell'Italia, abbatendo il principale ostacolo
dell'individualismo ed isolamento, che deve essere contrapposto da
una cultura della crescita sinergica. Una cultura che deve essere
trasmessa alle PMI dai consulenti, associazioni di categoria e
pubblica amministrazione, coinvolgendo, o creando le figure
necessarie:
Le
tecnologie ICT sono oggi accessibili ai più, i giga che costavano
diversi miliardi, e migliaia di metri quadri, oggi costano pochi euro
e contenuti in centimetri quadrati, ma anche le infrastrutture
trasmissive permettono di sviluppare Business Model con costi
sostenibili, anche fruendo dell'innovazione e delle tecnologie di
grandi player com Cisco. L'integrazione della BLOCKCHAIN con
l'ARTIFICIAL INTELLIGENCE, con la BIG DATA ANALYSIS e le piattaforme
CLOUD, può rivoluzionare i modelli organizzativi e di business,
valorizzando le eccellenze della competenza e della creatività degli
italiani, che da millenni hanno condotto all'innovazione l'intera
umanità.
Le
tecnologie possono supportare, con estrema efficienza, le
interconnessioni tra soggetti operanti in filiere, favorendo un
solido matching tra aziende, non mero marketing, ma basato
sull'integrazione di competenze eccellenti, che con la
digitalizzazione hanno avviato il processo d'innovazione e di
apertura verso la trasparenza.
Innovazione
e sviluppo che potranno essere applicati a tutti i settori economici, ma
anche sociali, dalla sanità, all'amministrazione pubblica,
all'agricoltura ed alimentazione, alla manifattura, alla sicurezza,
ecc.
Sviluppo
di innovazione in modalità innovativa, creando sinergie nella
condivisione attraverso la creazione di incubatori territoriali o
tematici.
Innovazione
in modalità “AGILE”, senza l'applicazione di modelli
prestrutturati che impedirebbero la reale innovazione. Come per
l'ICT, anche le principali aziende mondiali, operano in regime di
continua “Sperimentazione”, strettamente legata a skills più
complessi che, come ha dichiarato il dr. Ciccolini, CIO di Whirlpool,
occorrono competenze multiple (di business e di ICT). Un processo
d'innovazione che deve nascere dal capitale umano, come dichiarato da
AXA, in cui il coordinamento dei processi d'innovazione è affidato
alla responsabile Human Resources.
Occorre
recuperare, per l'intera umanità, il gap generato da oltre quattro
secoli di mancata innovazione, a cui non è corrisposto un fermo
demografico e di sfruttamento dell'ambiente.
Occorre
andare “OLTRE l'AGILE”,
distruggere per costruire e costruire dalla distruzione, non
certamente l'ambiente ma i modelli. Avere il coraggio di
adattarsi al modello con cui il nostro universo è nato e si evolve,
dal Big Bang, e di cui sappiamo ancora poco. Modelli in continua
evoluzione, difficilmente regolamentabili a priori, che necessitano
di sperimentazione e rapidi adattamenti, che sovrappongono a regole
standardizzate prodotte dalle Università a Cultura della
sperimentazione ed Innovazione, che si rigenerano parallelamente
all'evoluzione e rigenerazione dell'ambiente che ci circonda,
altrimenti corriamo il rischio di finire come i Grandi Dinosauri, che
pensavano di dominare l'Universo a loro conosciuto, o, più
recentemente, i popoli dell'Isola di Pasqua.
L'Italia,
come il resto del Mondo, hanno quanto necessario, anche il supporto
di risorse pubbliche, per cui restare al palo non può che essere una
scelta legata a limiti culturali.
Il Laboratorio della Sostenibilità, la
Supsi ed Università italiane, hanno in corso la progettazione di
strumenti per supportare l'INNOVAZIONE SOSTENIBILE, e gli attori
coinvolti in questo processo:
- Business Analyst
- Consulenti e tecnici ICT
- Facility Manager
- Human Resouces
attraverso Webinar, Seminari, Corsi di
Formazione Superiore, Tool, Template, ed un libro edito da
FrancoAngeli.
Saremo lieti della sua gradita
collaborazione per i suggerimenti che vorrà fornire attraverso la
compilazione di questo breve questionario.
Compilando
questo sondaggio, che richiederà solo 5 minuti, ci aiuterà ad ottenere i migliori risultati.
Dal 2008 i Manager e gli
imprenditori si sentono come un'automobilista nella nebbia, il cui
primo istinto è quello di rallentare,
oppure seguire chi ci
precede, senza considerare che potrebbero essere pessimi autisti che
procedono con estrema lentezza
o condurci in un burrone.
L'Italia
ha bisogno di strategie nuove e coraggiose
Ogni
Manager ha come principale obbiettivo:
accrescere il fatturato della propria azienda;
innovare i prodotti e le strategie;
acquisire nuove quote e nicchie di mercato;
ricercare risorse da destinare alla crescita della
propria azienda;
fidelizzare la propria rete commerciale ed i clienti,
diretti ed indiretti;
supportare la crescita delle proprie reti.
Attraverso
l'INNOVAZIONE le aziende possono disporre delle risorse per
raggiungere tutti gli obbiettivi.
L'innovazione del nostro
paese è strettamente correlata ad un'evoluzione culturale che non
può prescindere dalla collaborazione con le Università. Molte
aziende italiane procedono alla loro innovazione, spesso in
collegamento con centri di ricerca ed Università, ma, spesso,
sottovalutando l'innovazione delle proprie reti che interfacciano gli
utenti ed il mercato.
Solo attraverso
l'innovazione congiunta di aziende strutturate e delle loro reti può
condurre il nostro paese verso l'obbiettivo 4.0, avviando in Italia
un processo di stabile sviluppo sostenibile.
Le misure messe a
disposizione dal Governo Italiano possono creare importanti
opportunità sia per le aziende produttrici/distributrici, che spesso
le utilizzano, che per le loro reti, completamente escluse.
In correlazione ai
progetti, che il Laboratorio della Sostenibilità ha in corso con le
Università italiane, per i quali necessita di collazionare ed
elaborare i dati dei processi finalizzandoli all'affinamento delle
soluzioni in sviluppo, le imprese strutturate italiane possono
avviare un processo d'innovazione sulle loro reti, dall'edilizia alle
tecnologie, dall'alimentazione alla sanità.
Un'opportunità che i
Manager italiani non possono perdere, in quanto l'innovazione delle
reti produrrebbe ricadute importanti, stabili nel tempo, alle aziende
che le coordinano.
La filosofia alla base
del progetto complessivo è basata su un modello che, a supporto
dell'innovazione di prodotto e di processo nelle industrie
produttrici di componenti, porti l'innovazione nelle reti
applicatrici per trasmettere l'innovazione agli utenti.
IMPEGNI
BENEFICI
Associazione di Categoria
Comunicazione e coinvolgimento dei Manager e
delle aziende associate
Erogazione delle attività di coordinamento e
comunicazione, che saranno previsti nei singoli progetti.
Organizzazione e gestione di incubatori
tecnologici e di filiera
MANAGER/AZIENDA
Comunicazione e coinvolgimento alla propria rete
all'iniziativa
Finanziare le proprie forniture innovative
e per lo sviluppo dei prototipi
Fornire know-how
connettere ai propri sistemi ERP ed
Industria 4.0 la propria rete
Sviluppo di nuovi prodotti/soluzioni
incremento della fidelizzazione della
propria rete
incremento del proprio mercato, attraverso
la qualificazione e crescita della propria rete ed alle attività
divulgative coordinate
Internazionalizzazione e finanziamento dei
prototipi, inclusi quelli sviluppati in collaborazione con la
propria rete
CLIENTI, DISTRIBUTORI, PARTNER PRODUTTORI
Nessun impegno, ad esclusione della fornitura di
informazioni tecnico/amministrative, necessarie all'approntamento
del progetto di Innovazione
Finanziare l'acquisizione di prodotti e la
produzione di prototipi
Acquisire formazione e know how, su
materiali e tecnologie prodotte/distribuite dall'azienda
visibilità sul territorio derivante dalle
attività divulgative
innovazione delle proprie strutture verso
Industria 4.0
digitalizzazione aziendale e piattaforme
ERP/CRM
recupero del costo del personale coinvolto
nell'innovazione
LABORATORIO, UNIVERSITA' e PARTNER TECNOLOGICI
Assunzione dei costi iniziali di progettazione
Sviluppare attività di ricerca e formativa
coordinamento dei progetti d'innovazione
Un modello di sviluppo
che può essere personalizzato per singola Associazione o singola
Azienda.
Ecco
come finanziare integralmente l'innovazione e la crescita
Industria
4.0
è uno dei temi maggiormente sostenuti dal Governo Italiano, e
saranno le aziende che hanno investito ed investiranno
nell'innovazione dei sistemi produttivi, informativi di fabbrica e di
gestione ed acquisizione della clientela e dei fornitori, Big
Data e Analytics,
a cogliere le opportunità del secolo in corso ed affrontare il
prossimo futuro.
Bisogna
però dire in modo molto chiaro che nessuna tecnologia al mondo può
funzionare senza persone di valore opportunamente selezionate, e
formate con le competenze di mestiere (hard skill) e quelle
trasversali (soft skill) per poter affrontare questa rivoluzione
tecnologica.
In
questo contesto di grande cambiamento l'imprenditore o il manager si
sente come un'automobilista nella fitta nebbia,
il cui primo istinto
è quello di rallentare o addirittura fermarsi. Il ragionamento
successivo potrebbe poi portarlo a seguire chi lo precede, senza
considerare che potrebbe essere un pessimo autista
che lo potrebbe
portare fuori strada o a fare un incidente.
Occorre affrontare l'innovazione, senza temerla, coinvolgendo tutti gli attori:
Un
progetto concreto, realistico, immediato che ha per obiettivo quello
di sviluppare una piattaforma intelligente da mettere a disposizione
delle Società di Selezione per la consulenza alla loro clientela.
In
particolare la piattaforma dovrà dare i seguenti output:
In
base all’audit sulle Risorse Umane presenti in azienda:
GAP
delle competenze e delle attitudini, per l’elaborazione dei piani
di sviluppo
Individuazione
dell’ammanco di ruoli chiave, per la definizione della strategia
di ricerca di personale qualificato
In
base alla strategia ed il piano di innovazione futuro:
definizione
delle NUOVE competenze e attitudini, per l’anticipazione dei
piani di sviluppo
definizione
dei NUOVI ruoli, per le strategie di recruiting a medio termine.
Questi
ultimi i temi centrali del convegno organizzato in Assolombarda, in
collaborazione con il Politecnico di Milano.
di cui un estratto degli interventi su "STIPENDI 4.0"
:
Il Capitale Umano è anche al centro di convegni legati all'innovazione tecnologica, che vedrà l'AI (Artificial Inteligence) elemento rivoluzionante di tutti i processi aziendali, e non solo, impattando il lavoro di ognuno degli attori coinvolti in questo processo, come discusso nel convegno:
in cui il mondo accademico (dal Politecnico di Milano al MIT), grandi operatori (Oracle, Google, ecc.), grandi utenti (Candy, Pirelli, A2A), centri di ricerca AI e nuove eccellenti startup, hanno discusso sullo stato dell'arte ed i prossimi sviluppi, di cui alcune interessanti slide sul tema "lavoro":
Un processo d'innovazione che avrà un0evoluzione esponenziale nei prossimi anni, in cui le aziende potranno crescere o crollare. Le società di Recruiting, anch'esse imprese, dovranno innovarsi, e promuovere l'innovazione, in quanto attori fondamentali.
Il Recruiting
di figure aziendali, ed in particolare manageriali, è un compito
complesso, come ben sanno le società specializzate ed i loro
consapevoli clienti. Un interessante approccio all'analisi del
candidato può essere svolto dall'analisi del comportamento nella sua
vita sociale, ed in particolare negli sport e nei giochi. Un modello
adottato dalle grandi università americane ed inglesi.
In questo la
Gamification può divenire un valido strumento di supporto per gli
HR
Una semplice alternativa può essere realizzata con l'uso dello storico,
ed italiano, Bigliardino o Calciobalilla. Osservando il giocatore si
possono ricavare numerose informazioni, tra le quali ne esempllifico
alcune fondamentali:
soggetto
che rulla (mulinella), esprime capacità creativa, scarso rispetto
delle regole, improvvisatore (non pianifica gli effetti), poca
attenzione agli altri ed ai benefici per la società (non considera
che la pallina possa volare e colpire gli spettatori);
soggetto
che con calma effettua passaggi precisi, denota creatività
correlata all'uso delle regole per i suoi fini, logica e
razionalità, pianificazione e rispetto del pubblico, efficienza
nell'uso delle risorse (non consuma energie in movimenti inutili) e
presta attenzione ai rischi delle proprie azioni ed al disagio degli
altri (evitando di fare eccessivo rumore)
Maggiori
saranno le informazioni, ricavabili per le capacità di leadership, nel
gioco a quattro, analizzando alcuni aspetti collaborativi con il
compagno di squadra (posizione dell'attaccante, passaggi,
ecc.)
Il progetto HR 4.0, ha l'obbiettivo di supportare l'innovazione delle Agenzie di Recruiting, ma anche fornire loro le piattaforme a supporto dell'innovazione dei loro utenti.
La
composizione dei team di progetto sarà la seguente:
ARU,
Architettura
Risorse Umane, società specializzata dal 1991 in servizi di
consulenza, organizzazione, valorizzazione e selezione delle Risorse
Umane a Lugano (Svizzera), le società di Head Hunting e le agenzie
di Recruitment selezionate, in collaborazione con il Laboratorio
della Sostenibilità, le Università ed i Partner informatici
qualificati, nello sviluppo di un progetto d'innovazione, con il
totale sostegno finanziario del Governo Italiano.
Insieme
per divenirne protagonisti nell'erogazione dei nostri servizi oggi ed
in un mondo in grandissima evoluzione, con l'assistenza di tecnologie
4.0 quali la Business Intelligence, i Big Data, Machine Learning ed
Algoritmi d'Intelligenza Artificiale, opportunamente sviluppati per
rendere automatici i processi di analisi di Hard e Soft Skills,
ricavate da matrici multidimensionali contenente variabili generate
da piattaforme telematiche (grafologia, psicomorfologia, analisi PNL
e videointerviste, gamming, test, ecc.).
I
dati elaborati saranno incrociati con le attuali e future esigenze di
capitale umano, della società utente, oggetto di elaborazioni di:
test, questionari, analisi Big Data e dati rinvenienti da piattaforme
di Decision Support System.
Quali
saranno i vantaggi per le società e le agenzie di Recruitment
selezionate:
risorse
economiche per la propria struttura
immagine
di alto profilo
possibilità
di erogare consulenza d'innovazione alla propria clientela
utilizzo
della piattaforma e del software ad essa correlato
risorse
per l'organizzazione di eventi
costi
sostenuti da finanziamenti legati al coinvolgimento nelle attività
di ricerca
Una
piattaforma, completamente finanziata, da integrare nei sistemi
informativi delle Società di Ricerca e Selezione del Personale,
integrata nelle proprie piattaforme informatiche, che permetterà di
innovare ed erogare nuovi servizi alla propria clientela.
Industria
4.0 è un'opportunità ma anche una criticità nella gestione del
personale presente nelle aziende, ed in particolare nella ricerca di
personale dotato delle skill e degli atteggiamenti necessari ad
integrarsi nel processo evolutivo aziendale.
Siamo
convinti che le Società e le Agenzie di Recuitment assumeranno
sempre più un ruolo strategico nel sostegno evolutivo dei loro
clienti, passando da un ruolo di provider esterno, mero erogatore di
servizi, a ruolo di partner per la consulenza qualificata nella
definizione della strategia presente e futura sulle Risorse Umane
delle imprese Italiane.
Occorre
pertanto procedere ad una valutazione degli skill presenti in azienda
e la ricerca di personale qualificato, oltre che per l'attuale
configurazione aziendale, in proiezione dell'evoluzione futura in
ottica Industria 4.0. Questo è il progetto avviato dal Laboratorio
della Sostenibilità Svizzero, in collaborazione con numerose
Università, che si pone l'obbiettivo di realizzare una piattaforma
autovalutativa da integrare nei sistemi informativi delle agenzie
operanti nella selezione del personale. Una piattaforma che,
attraverso l'analisi profonda e proiettiva, rileverà lo stato
dell’attuale copertura in termini di ruoli e competenze e la
proietterà alle future esigenze aziendali, incrociandole con analisi
Big Data, CV di candidati, questionari, test, analisi grafologiche,
analisi morfopsicologiche, opportunamente elaborati con algoritmi,
finalizzati all'individuazione delle più idonee figure.
Le
società che collaboreranno alla realizzazione usufruiranno dell'uso
della piattaforma e del recupero di parte dei costi del loro
personale.
Una
piattaforma che, avvalendosi della collaborazione di importanti
università italiane, quali la Piemonte Orientale, la Statale Bicocca
di Milano, sarà in grado di incrociare una molteplicità di dati ed
analizzare le esigenze aziendali, attuali e proiettate in ottica
Industria 4.0, che saranno analizzati con il supportto del Polo RSM e
l'Università di Genova.
Insieme
in un progetto di innovazione completamente finanziato.
Alternative
possibili: ognuno sarà costretto ad affrontare autonomamente, con
costi che potrebbero risultare insostenibili, un percorso
d'innovazione obbligato per adeguarsi alle necessità del mercato.
Nell’era
globale di Internet, dell’e-commerce, del web-marketing e delle
tecnologie intelligenti, emerge prepotentemente l’opportunità di
essere più competitivi grazie alla digitalizzazione dei dati
aziendali da un lato, ed all'innovazione dei processi, e della
relazione col proprio e-mercato tramite l’intelligenza artificiale
e le analisi predittive dall’altro.
In
un momento in cui i mercati stanno attraversando la peggior crisi
economica e politica dal dopoguerra, le imprese non possono più
perdere l’occasione di accelerare il processo di innovazione. E’
possibile essere competitivi sui mercati nazionali ed internazionali
sfruttando le opportunità date dalla digitalizazione e
dall’innovazione di processo grazie alla valorizzazione
intelligente dei big data, dall’internet delle cose, dal machine
learning e dai metodi di predizione.
Ma
le aziende per entrare nel pocesso di innovazione in modo virtuoso,
utile e sostenibile, in particolare in un settore come quello della
Indutry 4.0 che richiede un know how specifico, conoscenza, spesso
patrimonio della ricerca, capacità verticali, capacità di
management mirate anche all’innovazione, in settori dirompenti
quanto nuovi, necessita di un supporto spinto nel campo delle Risorse
Umane per rivoluzionare e riorganizzare la propria organizzazione.
La
quarta rivoluzione industriale non causerà la fine del lavoro e non
renderà “definitivamente
inutile il lavoro umano”
che, se sapremo valorizzarlo, “continuerà
ad avere campi amplissimi nei quali esprimersi, rispondendo a
esigenze vitali delle singole persone e della società. E sarà la
stessa disponibilità di lavoro umano generata dalla scomparsa dei
vecchi mestieri a stimolare la capacità di inventarne di nuovi“.
Sono le conclusioni dell’indagine conoscitiva svolta dalla 11a
Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato intitolata
“L’impatto
sul mercato del lavoro della quarta rivoluzione industriale”.
L’indagine è stata svolta attraverso l’audizione di attori
appartenenti al mondo dell’impresa, delle organizzazioni sociali,
delle istituzioni civili e religiose che stanno affrontando le sfide
della digitalizzazione del lavoro da diversi punti di vista.
Le
conseguenze possono riguardare sia i modelli di business che i
processi produttivi che, soprattutto, una nuova modalità di
relazione con i consumatori e con i mercati, attraverso percorsi di
coordinamento più efficienti, personalizzati ed immediati, resi
possibili dalla tecnologia. La sua caratteristica è l’integrazione
tra i processi fisici e le tecnologie digitali secondo un
rinnovamento dei modelli organizzativi. O meglio, il divenire
intelligente della produzione sta seguendo una molteplicità di
strade, in linea di discontinuità o continuità con il passato. Le
grandi fabbriche affrontano il superamento delle linee e la loro
sostituzione con “isole” autonome dove convivono uomini e
macchine, team di lavoratori e robot. Le piccole imprese accentuano
invece una caratteristica tutta italiana della divisione del lavoro,
sono concentrate nei distretti, specializzate in produzioni di
nicchia e si adoperano per far convivere abilità artigianali
classiche con quelle digitali.
Anche
il nuovo rapporto con i consumatori sconvolge l'organizzazione del
lavoro, tanto che alcuni studiosi affermano che la fabbrica
intelligente sta alla personalizzazione di massa come la fabbrica
taylorista stava alla produzione di massa. Il pensiero manageriale
non può avere oggi lo sguardo rivolto al passato, ma deve produrre
lo sviluppo di soluzioni innovative e sperimentali per favorire
l’emergere di principi organizzativi rivoluzionari in grado di
rendere fluido, competitivo e “umano” l’ambiente produttivo.
Troppo
spesso però il tema viene affrontato unicamente dal punto di vista
delle novità tecnologiche e declinato nei capitoli degli
investimenti e della politica industriale, lasciando in secondo piano
l’enorme impatto sul mercato del lavoro. La recente indagine
conoscitiva della Commissione Industria della Camera ha osservato che
“…
Industria 4.0, a differenza della precedente rivoluzione industriale
nella quale la tecnologia si affiancava all’uomo per migliorare e
rendere più produttive le attività umane, si propone come paradigma
che, sebbene parzialmente, non si limita ad affiancarsi ma per talune
attività si sostituisce all’uomo”.
Il cambiamento tecnologico non appare peraltro neutrale negli effetti
che potrà avere sui rapporti sociali ed economici.
Il
tessuto produttivo e il mercato del lavoro sono quindi destinati a
cambiare con velocità, pervasività e profondità, facendo venire
meno i caratteri dominanti nel secolo passato in relazione ai quali
il nostro diritto del lavoro si è strutturato.
Uno
dei maggiori impatti della quarta rivoluzione industriale sul mercato
del lavoro sarà quindi quello relativo ai nuovi
fabbisogni di competenze
e quindi alla preparazione dei lavoratori. Si tratta di un profilo
trasversale alle diverse conseguenze del salto tecnologico.
Qui
consideriamo le modalità di acquisizione delle capacità preliminari
ad essere continuamente occupabili.
Il
riferimento è sia alle competenze di tipo tecnico-specialistico, che
ruotano principalmente intorno alla componente digitale, applicata ai
processi di produzione, come alle attività di progettazione degli
stessi, sia alle competenze trasversali (soft skills) che possono
consentire ai lavoratori un miglior approccio a scenari mutevoli e
complessi, inclusa l’attitudine all’autoimprenditorialità e alla
resilienza. Sullo sfondo si esaltano l'educazione morale e le
conoscenze di base che generano le capacità di selezione delle
fonti, di comprensione, di calcolo, di accesso alle tecnologie. Per
la prima volta le fonti di apprendimento informale prevalgono su
quelle formali, sollecitando adeguati strumenti critico-riflessivi
per un necessario discernimento.
Consegue
a quanto detto l'impossibilità di fissare una trasformazione
continua e complessa in figure e professioni decise a tavolino. Più
utile è invece rendere le imprese capaci di valutare in modo
costante i fabbisogni di competenze, senza la pretesa di una
previsione a lungo termine e senza adattare la produzione ai modelli
professionali esistenti, bensì con l’onere di costruirne sempre di
nuovi.
Il
mercato del lavoro non potrà rimanere lo stesso alla luce della
nuova rivoluzione industriale. Nel corso degli ultimi anni abbiamo
già assistito ad una forte riduzione della durata media dei
contratti di lavoro e la transizione da un posto di lavoro a un altro
è sempre più statisticamente una normalità. Il numero dei
contratti a termine è cresciuto ampiamente a partire dai primi anni
2000 e abbiamo raggiunto nel 2015 la media europea del 14% sul
totale. A ciò si aggiunge come negli ultimi anni si sia ridotta
considerevolmente anche la durata media dei contratti a tempo
indeterminato. I dati europei mostrano come, in particolare per le
nuove generazioni, la tendenza alla transizione, anche tra contratti
a tempo indeterminato, sia frequente. Se nel 1995 il 29% dei
lavoratori tra i 25 e i 39 anni avevano un tempo di permanenza media
in un posto di lavoro superiore ai 10 anni, nel 2015 questa
percentuale si è ridotta al 18%, con un parallelo aumento di coloro
che hanno tempi di permanenza tra 1 e 4 anni. Lo scenario di
Industria 4.0, fortemente legato ai processi di innovazione,
non
potrà che accentuare il trend di transizione costante; è anzi
possibile immaginare che ne amplierà ed arricchirà i contenuti.
L’obiettivo
a breve dello steering committee
Durante
la fase 1 del progetto selezione, entro il 15.4.2018,
20
partners
qualificati, attivi nel campo della ricerca e selezione di personale,
con una comprovata expertise e consolidata presenza sul territorio.
A
maggio avverrà l'assegnazione delle risorse finanziate ai 20
partners e dare avvio alle attività di progetto, con la definizione
del GANTT quadriennale.